Papa in Marocco. A Caritas Rabat l’incontro con i migranti, “sempre più vulnerabili ed emarginati.
Papa in Marocco. A Caritas Rabat l’incontro con i migranti, “sempre più vulnerabili ed emarginati.
di Patrizia Caiffa

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(da Rabat) “La presenza di migranti vulnerabili in Marocco è una catastrofe che sta assumendo proporzioni terribili. Aumentano i minori migranti soli. Prima arrivavano i sedicenni, ora anche bambini di 10, 12 e 13 anni. E tante donne, spesso incinte o con neonati”. Cerca di pesare le parole Fanny Curet, la responsabile del dipartimento migrazione di Caritas Rabat. Poi piano piano diventa un fiume in piena nel raccontare le drammatiche condizioni vissute dai migranti, anche come conseguenza delle politiche di chiusura europee. Francese espatriata in Marocco per dare forza e competenza al team della Caritas locale, ci riceve nel grande salone bianco, ancora spoglio, dove  sabato 30 marzo, alle 18 in punto, Papa Francesco incontrerà i migranti che vivono o transitano sulla cosiddetta “rotta marocchina”.

Un appuntamento molto significativo all’interno del viaggio del 30 e 31 marzo: Papa Francesco è il secondo Pontefice a visitare il Marocco a 34 anni dal viaggio di Giovanni Paolo II. La “rotta marocchina”, molto sfruttata dai trafficanti di esseri umani, è sempre più pericolosa a causa delle politiche europee di esternalizzazione delle frontiere, che legittimano controlli severissimi e “déplacements”, spostamenti forzati in bus verso piccole cittadine nel Sud del Marocco. La stampa marocchina ne parla spesso e anche se la parola è impronunciabile, equivalgono quasi a deportazioni di massa autorizzate dall’Europa. Tutti passano da qui per cercare di entrare in Spagna attraverso le blindatissime enclavi di Ceuta e Melilla o nel Mediterraneo occidentale con precarie imbarcazioni di fortuna. Bloccata, almeno formalmente, la rotta del Mediterraneo centrale con la chiusura dei porti, per la prima volta nel 2018 la Spagna è divenuta il principale punto d’ingresso in Europa (seguita da Grecia e Italia) con circa 6.800 persone arrivate via terra attraverso Ceuta e Melilla e altre 58.600 arrivate in seguito alla pericolosa traversata del Mediterraneo occidentale. Di conseguenza in quest’area è quadruplicato anche il bilancio delle vittime: da 202 decessi nel 2017 a 777 lo scorso anno (dati Unhcr). Caritas Rabat stima una media di 200 persone al giorno che tentano di entrare in Europa, la maggior parte vengono respinte. I migranti fermati dalle forze dell’ordine marocchine si feriscono durante il tentativo di superare la recinzione al confine o a causa di colpi di armi da fuoco. Ogni giorno vengono caricati a centinaia su bus e scaricati in strada nelle città meridionali di Tiznit, Errachidia, Beni Mellal.

Nella sede di Caritas Rabat l’incontro con 60 migranti. Papa Francesco ha chiesto di avvicinarli personalmente, di ascoltare le loro storie e i drammatici tentativi, più e più volte, di cercare la fortuna in Europa. Il 30 marzo saranno una sessantina nella sede di Caritas Rabat, in maggioranza provenienti da Paesi dell’Africa sub-sahariana, insieme ad una decina di operatori. Nello stanzone bianco – in questi giorni fervono i lavori di piccola ristrutturazione – non entrano più di un centinaio di persone. Aprirà l’incontro, con la sua testimonianza, un migrante subsahariano. Poi parlerà il Papa, quindi ci sarà uno spazio libero di discussione, performance teatrali e canti per rappresentare la dura vita dei migranti. Il Marocco dovrebbe essere l’ultima tappa africana del loro viaggio, la porta dell’Europa. Ma la porta è diventata una fortezza sempre più chiusa e pericolosa.

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Argomenti: Santa Sede
Tag: Marocco Papa Francesco
Fonte: SIR