Papa in Marocco. L’attesa della Caritas di Rabat, tra i migranti più vulnerabili
Papa in Marocco. L’attesa della Caritas di Rabat, tra i migranti più vulnerabili

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(Patrizia Caiffa) Sui marciapiedi di Rabat, la serena e ventosa capitale del Marocco, tante donne con bambini piccoli, sedute in terra, chiedono l’elemosina. Vengono dall’Africa sub-sahariana, sono persone migranti che non sono riuscite ad inserirsi in società, senza documenti, con situazioni drammatiche alle spalle. Il Marocco, terra di emigrazione, di transito e di immigrazione, sta cercando di affrontare una emergenza che vede decine di migliaia di persone in situazione irregolare, costrette a vivere nelle periferie delle città in case insalubri e sovraffollate, nelle baracche degli insediamenti informali, senza lavoro né accesso ai servizi. A Rabat i migranti aumentano in inverno, perché quelli che sognano l’Europa e transitano sulla “rotta marocchina” d’estate si spostano verso nord, nelle foreste intorno a Tangeri. Si nascondono lì, guidati dalle reti di trafficanti, per cercare di entrare in Spagna via mare o oltrepassando la pericolosa barriera di Ceuta e Melilla. Dal 2013 il governo marocchino ha avviato una strategia per favorire percorsi di integrazione ma i bisogni sono ancora enormi. Per questo l’attività sociale della piccola Chiesa cattolica in Marocco – circa 20.000 persone di tante nazionalità – mira a svolgere prevalentemente un ruolo mediazione e di accompagnamento dei migranti sub-sahariani: non parlano l’arabo e versano in condizioni di povertà estrema. Ogni giorno nel Centro di accompagnamento migranti (Cam) di Caritas Rabat passano almeno un centinaio di donne, bambini e uomini che chiedono aiuto. Ogni anno almeno 4.000 persone, di cui un quarto minorenni, varcano la porta di quella che sembra una serena villetta familiare nel quartiere residenziale di Taqaddoum. Invece, appena girato l’angolo, si è subito a ridosso delle zone più degradate dove vivono i migranti, addossati su ripide colline, mischiati ai marocchini delle classi più disagiate. Negli ultimi anni sono sempre più esposti a violenza e aggressioni, un classico della guerra tra poveri . Sono migranti economici ma anche rifugiati in fuga da conflitti, da persecuzioni o violenze familiari.

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Argomenti: Santa Sede
Tag: Caritas Marocco migranti
Fonte: SIR