Elemosina: Riccardo Rossi (Missione speranza e carità), “ci vuole uno scatto verso il povero”
Elemosina: Riccardo Rossi (Missione speranza e carità), “ci vuole uno scatto verso il povero”
di M. Michela Nicholais

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L’elemosina è misericordia, dice Papa Francesco, è generosità a tutto campo: come ti ha cambiato la vita la “cultura del dare”? “Mi ha fatto rinascere: in un momento di depressione, ho scoperto nei disabili tanta gioia di viere. Scrivendo articoli su buone notizie, sono rinato. Sono rinato scrivendo cose belle”. Riccardo Rossi, comunicatore sociale, da un anno missionario laico consacrato, insieme a sua moglie Barbara, nella Missione di speranza e carità fondata da fratel Biagio Conte a Palermo, declina così una delle tre pratiche tradizionali della Quaresima. Riccardo racconta al Sir la sua parabola di vita, da giornalista politico a missionario laico e “comunicatore di buone notizie”, dal buco nero della depressione alla gioia solare di spendersi per gli altri, soprattutto per i fratelli più poveri, gli ultimi, gli emarginati. Vite come vuoti a perdere. Che in quest’angolo di periferia palermitana – scelta dal Papa come una delle tappe principali del suo viaggio pastorale – hanno trovato e trovano ogni giorno un’occasione di rinascita, a partire dall’opera di tanti volontari e volontarie che li aiutano a recuperare la dignità perduta. Mentre scriviamo, alla Missione speranza e carità fioccano “ponti di bene”, come recita il titolo della missione a cui sono chiamati Riccardo e Barbara – la prima coppia missionaria della comunità – non solo nel capoluogo palermitano ma in giro per l’Italia e ora anche per l’Europa. Corsi per caseificatori, lezioni di taglio e cucito, una squadra di calcio di ragazzi migranti allenati da un “bianco”, solo per citare le iniziative più recenti. Qui la creatività è la parola d’ordine, e il metodo è la sinergia tra “dentro” e “fuori”: tra i talenti della Missione e la rete di sostegno del tessuto cittadino. Come si fa a non cadere nella tentazione di “etichettare” gli altri, tenendoli a distanza di sicurezza? “Quando in Missione accogliamo un’altra persona, l’accogliamo e basta”, dice Riccardo: “A noi interessa ciò che è oggi e ciò che sarà domani, non quello che ha fatto prima”.

L’elemosina si riduce spesso ad un gesto distratto per scaricare la coscienza. Il Papa non la pensa così, e parla di elemosina materiale ed elemosina spirituale, intesa come capacità di “perdere tempo con un altro che ha bisogno”. Quale è la vostra esperienza nella Missione?
Il gesto del donarsi, anche quando è occasionale, è sempre importante, ma la carità è qualcosa per cui ti doni in maniera completa, continuativa: è elevare la persona nella sua dignità, insegnandole un lavoro, valorizzandone i talenti… Non è soltanto aiutare qualcuno nel momento del bisogno,  non è assistenzialismo: è consentire alla persona che si trova in difficoltà una trasformazione, accompagnandola e piano piano anche distanziandosi da lei per permetterle di camminare da sola. Il simbolo della Missione di speranza e carità è un tronco tagliato, che rappresenta la persona in difficoltà. Il compito della Missione è far crescere questo germoglio, far ripartire la persona, con un lavoro, con un sorriso, con un abbraccio. L’accoglienza è un impegno a tutto tondo, è la capacità di farsi carico di tutti i bisogni dell’altro, umani e spirituali, dandosi da fare – con azioni concrete e non a parole – per inventare una nuova società.

L’accoglienza ha quindi una valenza sociale e politica?
La Missione è importante per l’accoglienza, ma non basta: deve poter contare su una società che, a sua volta, deve diventare accogliente. Quando si riforma un’etica sociale comune, tutti ripartono. Se la Missione diventa un’isola felice in una comunità non accogliente, non va bene: è una grande ricchezza, ma ha bisogno di essere sostenuta. Tutti sono poveri: i separati, gli esodati, chi si trova in carcere, chi è depresso, chi non ha lavoro… La gente ha paura, è disorientata, e agisce di pancia, sollecitata da una politica che fa leva proprio sulle sue paure. Tra l’interno e l’esterno, invece, deve esserci uno scambio: io e mia moglie, ad esempio, cerchiamo di prendere il bello di fuori e portarlo dentro, e il bello di dentro portarlo fuori.

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Argomenti: Storie
Tag: carità povertà storie
Fonte: SIR