Dibattito. Occidente e islam, urgenza di umanità
Dibattito. Occidente e islam, urgenza di umanità
di Paolo Branca

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Perduto nel deserto, a causa di un’avaria del suo aereoplano, Antoine de Saint- Exupéry rischiò di morire di sete per la mancanza di un bene semplice ed essenziale a cui dedicò questa breve e pregnante riflessione, riportata nel suo Terra degli uomini: «Sei la massima delle ricchezze che esista al mondo, e sei anche la più delicata, tu così pura nel ventre della terra. Si può morire su una sorgente d’acqua magnesiaca. Si può morire a due passi da un lago d’acqua salata. Si può morire nonostante due litri di rugiada in cui siano, in sospensione, alcuni sali. Tu non accetti la mescolanza, non tolleri l’alterazione, sei una divinità ombrosa…». Così come per l’acqua, anche per altre realtà quotidiane di cui usufruiamo, ci manca la consapevolezza di quel complesso di condizioni necessarie a garantircene il pacifico godimento. Libertà, diritti, democrazia non sono meno vitali rispetto al nutrimento per una società che possa dirsi matura e ben sviluppata. Eppure, sorprendentemente, soltanto una piccola parte della popolazione mondiale ne è provvista. La maggioranza degli uomini ne ha una quota molto limitata, mentre ancora troppi ne sono addirittura quasi completamente privi. Basta poi soffermarsi un momento a riflettere per accorgersi di come neppure nei Paesi ricchi e moderni si possa pretendere che i principi dell’uguaglianza e della giustizia siano sempre e completamente rispettati.

Un complicato e fragile sistema di pesi e contrappesi, in equilibrio instabile e dinamico, configura questi ‘beni’ come qualcosa che va costantemente difeso e riconquistato, piuttosto che un’acquisizione completa e definitiva che ci sarebbe conferita dall’appartenere a una sorta di casta privilegiata, a una ‘razza’ superiore che si merita per nascita quanto ad altri è costantemente negato. La storia insegna che ci sono voluti conflitti e rivoluzioni per assicurarsi la libertà, che la separazione dei poteri e la distinzione tra religione e politica è una conquista recente anche per noi. Come possiamo pretendere che sia scontato e naturale quanto abbiamo realizzato a così caro prezzo, lungo un percorso secolare e quanto mai accidentato? Davvero crediamo che basti mettere una scheda in un’urna per ottenere magicamente un sistema democratico? Non sono forse stati lo sviluppo della società civile e lo spirito critico che hanno regalato all’Occidente i diritti di cui godono i suoi abitanti?

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Argomenti: Mappamondo
Tag: Algeria Paolo Branca
Fonte: Avvenire