Attentati in Sri Lanka. Pedron (Caritas): “Cattolici sconvolti e Paese ferito. Sono i giorni del lutto, poi sostegno psicologico alle famiglie”
Attentati in Sri Lanka. Pedron (Caritas): “Cattolici sconvolti e Paese ferito. Sono i giorni del lutto, poi sostegno psicologico alle famiglie”
di Patrizia Caiffa

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“La comunità cattolica è sconvolta e tra la popolazione si sta diffondendo la paura di altri attacchi terroristici. Colombo è altamente militarizzata, l’aeroporto è presidiato dalla forze di sicurezza che controllano tutti i veicoli. Sembra di essere tornati ai tempi della guerra civile. Ora la sfida per tutti è non esacerbare l’odio e le tensioni tra religioni”. E’ rientrato stamattina nello Sri Lanka, dove vive da anni con la famiglia, Beppe Pedron, coordinatore regionale per l’Asia meridionale di Caritas italiana. Si è trovato di fronte un Paese impaurito e ferito dagli attentati terroristici della Domenica di Pasqua a chiese e hotel di lusso a Colombo, Negombo e Batticaloa, che hanno causato finora 321 morti e 500 feriti. Scuole e uffici sono oggi chiusi per il lutto nazionale ma vige il coprifuoco dalle 8 di sera alle 4 del mattino. Le forze dell’ordine hanno già arrestato 40 persone legate a due gruppi islamisti locali – National Thawheed Jamaat e Jammiyathul Millathu Ibrahim – sospettate di aver avuto un ruolo negli attentati. Secondo il ministro della Difesa Ruwan Wijewardene gli attentati sarebbero stati compiuti “come ritorsione dopo quello di Christchurch”, la strage delle moschee dello scorso marzo in Nuova Zelanda.

I giorni del lutto. “Le strade, gli edifici pubblici e le chiese sono costellate di bandiere e striscioni bianchi con le foto dei defunti, come si usa per il lutto – racconta al Sir Pedron, che vive tra Negombo e Chilaw, a nord di Colombo -. Il governo ha deciso di fare velocemente il post mortem perché negli ospedali di Negombo, dove sono morte più di 120 persone, non ci sono abbastanza frigoriferi per la conservazione dei cadaveri. Una metà delle vittime sono state sepolte ieri”.
“Oggi è stato celebrato un funerale di 60 persone, nel pomeriggio di altre 20, e anche domani sono previste esequie”.

I funerali “sono molto costosi, quindi le comunità cattoliche si stanno facendo carico delle spese per supportare le famiglie. Ma una volta che i riti saranno finiti le famiglie, spezzate o traumatizzate, resteranno da sole”, ricorda Pedron.

Sostegno psicologico alle famiglie delle vittime e ai testimoni. Per questo la Caritas dello Sri Lanka, che finora ha distribuito un po’ di cibo, sta partecipando a riunioni “con il governo e i rappresentanti di altre religioni” e giovedì prossimo sarà ad un incontro insieme a cinque organizzazioni (tra cui l’università cattolica) “per organizzare il sostegno psicologico e il counseling alle famiglie delle vittime, ai testimoni o a chi è arrivato dopo per portare i soccorsi.

Una volta fatta l’analisi dei bisogni si capirà come intervenire: la priorità sono ora le persone, poi si penserà alla ricostruzione delle chiese, per le quali verranno fatte raccolte fondi. Sicuramente arriveranno aiuti dall’estero”. Tutta la comunità cattolica “è sotto choc”, precisa Pedron, “ma nessuno degli operatori di Caritas Sri Lanka né le loro famiglie sono rimaste ferite”.

Una comunità sconvolta ma solida”. La minoranza cattolica – solo il 9% della popolazione – “è sconvolta ma solida. Ci si rende conto della gravità del fatto ma non si capisce il perché”.

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Argomenti: Mappamondo
Tag: Cristiani Sri Lanka
Fonte: SIR