Torino. Padre Pesce: «Il mio servizio di frate ferroviere». Il Vangelo tra i binari
Torino. Padre Pesce: «Il mio servizio di frate ferroviere». Il Vangelo tra i binari
di Filippo Rizzi

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Vive il suo ministero tra i binari o nella cappella della stazione ferroviaria di Porta Nuova a Torino. A chi lo avvicina per una confessione, per una benedizione, o un saluto, un consiglio spirituale, non si sottrae mai perché si dice convinto che il suo essere qui nella veste di “cappellano di stazione” rappresenti il «segno che Dio è ovunque e ovunque si può portare la sua misericordia». È la storia del frate minore francescano Pier Giuseppe Pesce, classe 1930, che ha scelto da quattro anni come avamposto di evangelizzazione, su mandato dell’arcidiocesi di Torino, una piccola chiesa, andata in disuso, collocata in fondo al binario 20. «Un luogo bellissimo e carico di storia – racconta orgoglioso – dove cerco di portare la Parola di Dio e far sentire la Sua voce in mezzo a questo frastuono».

Tra i fedeli ci sono anche i clochard e i clienti dei negozi della stazione. E mercoledì il religioso francescano ha celebrato, per la prima volta, la Messa di Pasqua per ferrovieri e viaggiatori nella sala d’attesa della famiglia reale. Un gioiello nascosto: una sala affrescata concepita nel 1861, anno dell’Unità d’Italia. Destinata alla prima classe, veniva usata anche dai Savoia. Normalmente non è accessibile. Per l’occasione, vista la solennità del momento, è stata letta anche la “preghiera dei viaggiatori” composta proprio da fra’ Pier Giuseppe. Una sfida la sua di essere qui permanentemente con questo ministero particolare aperto a tutti grazie anche al sostegno della direzione e del management della stazione. «Devo dire che anche da parte del gruppo dirigente di Porta Nuova – spiega – ho avvertito un rispetto. Quindi nessun pregiudizio ideologico verso tutto ciò che rappresenta il sacro. E sono venuti incontro a tante mie richieste».

Tra le scommesse vinte anche una in particolare: che ogni domenica dall’altoparlante (lo stesso usato per l’annuncio dei treni regionali e dei Frecciarossa) arrivi l’invito alla Messa. Un altro sogno? «Beh sarebbe bello – confida – che ai ferrovieri possano vedersi riconosciuta l’ora dedicata alla celebrazione eucaristica come ora di lavoro».

Nel corso di questi anni per molti macchinisti e uomini e donne del personale di Trenitalia come di Italo è diventato un confidente. «Mi capita – dice il frate con un passato accademico come docente di teologia morale alla Pontificia Università Antonianum di Roma e di giudice della Sacra Rota – di celebrare anche i funerali per alcuni di loro…».

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Argomenti: Storie
Tag: padre Pesce storie
Fonte: Avvenire