Festival internazionale del giornalismo: a Perugia tanta voglia di informarsi e partecipare
Festival internazionale del giornalismo: a Perugia tanta voglia di informarsi e partecipare
di Patrizia Caiffa

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(da Perugia) Una giornata al Festival internazionale di giornalismo di Perugia è come fare surf da un incontro all’altro, scegliendo l’onda tematica da seguire, spostandosi di pochi metri per cambiare completamente scenario e contenuti. La città è una delle perle più preziose dell’Umbria per le affascinanti architetture medievali, le opere d’arte e le ricche proposte culturali sulle quali si scivola come sulle intelligenti scale mobili che dai parcheggi e dalla periferia conducono in alto e al centro. Così anche quest’anno, dal 3 al 7 aprile, Perugia è stata inondata da migliaia di giornalisti, esperti, accademici, attivisti e pubblico giovane che hanno partecipato alla XIII edizione del Festival internazionale del giornalismo. Li vedevi affrettarsi avanti e indietro su Corso Vannucchi per cercare la location dell’incontro scelto (tutti in inglese), o in coda per ore intorno alla fontana di Piazza IV novembre, nelle interminabili file che si formavano ogni volta per ascoltare gli ospiti italiani e stranieri più conosciuti nella Sala de Notari. Tutta questa gente manifesta una grande voglia di conoscere, informarsi, riflettere, emozionarsi, dire la sua. Quest’anno sono stati oltre 600 gli speaker, la metà donne, in quasi 300 eventi tra keynote speech, tavole rotonde, workshop, interviste, serate teatrali. Una organizzazione con modalità e tempistica perfette e oltre 100 giovani volontari da 19 diversi Paesi, complice anche la presenza a Perugia dell’Università per gli stranieri. Tanti gli argomenti trattati, per cui la difficoltà più grande è selezionare e tralasciare gli altri. Tra questi: le fake news e la disinformazione, l’intelligenza artificiale, la libertà dei media e i diritti umani sotto attacco, i conflitti, il cambiamento climatico, le crisi umanitarie e le migrazioni, i nuovi modelli di business giornalistico e le novità tecnologiche.

Europa “anestetizzata e priva di empatia”. “Oggi ci stiamo anestetizzando di fronte alla morte delle persone. Dalle nostri navi abbiamo visto morire in mare decine di Alan Kurdi (il bimbo curdo la cui foto aveva commosso il mondo nel 2015). È terribile avere a bordo della nave bambini che non possiamo portare da nessuna parte perché i porti ci vengono chiusi. È terribile questa mancanza di empatia da parte dei governi europei”. A parlare in una affollatissima Sala de Notari – lasciando fuori centinaia di persone che avevano fatto la coda inutilmente per un’ora – Oscar Camps, fondatore della Ong spagnola Open Arms, la prima organizzazione che si è rifiutata di restituire i naufraghi salvati alla guardia costiera libica, ben sapendo che la Libia non è un porto sicuro ma l’inferno dei centri di detenzione dove i migranti subiscono violenze. Come ha ricordato il giornalista Corrado Formigli che lo intervistava: “A causa della campagna di criminalizzazione che ha fatto sparire le Ong dal Mediterraneo, Open Arms ha una nave bloccata a Barcellona e sono ancora sotto indagine per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ma questa per loro è una medaglia al petto”. “Alcuni personaggi della politica usano i social e i mezzi di informazione contro di noi in forma tendenziosa, dicendo all’opinione pubblica che la Libia è un Paese sicuro mentre tutti sanno che non lo è – ha detto Camps -. Perché in questi giorni si sta evacuando il personale dell’Eni?”.

A chi obietta che “l’Europa non può accogliere tutti” Camps ha risposte: “Dove sono questi ‘tutti’? Solo il 3% della popolazione africana esce dal continente. In questo decennio la domanda che si fanno i governi europei è: come fare perché non vengano? Tra qualche anno, con una Europa in recessione, vecchia e in declino demografico, ci chiederemo: come fare per farli venire?”

Una ondata di deepfake video in arrivo. È l’ondata di falsi video in arrivo a scopo di propaganda e disinformazione, chiamati in gergo “deepfake” perché usano l’intelligenza artificiale, quella che preoccupa ora i grandi media mainstream internazionali, che stanno cercando di attrezzarsi per capire come smascherarli. Hazel Baker, responsabile della sezione Ugc newsgathering dell’agenzia Reuters, ha mostrato, tra i vari esempi, un falso video con l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama che fa una dichiarazione, e un altro, chiaramente manipolato, con immagini televisive di Papa Francesco durante un’udienza.

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Argomenti: Cultura
Tag: disinformazione Festival del giornalismo informazione
Fonte: SIR