Tra fede e arte. Santini e immaginette sacre: cinque secoli di devozione… tascabile
Tra fede e arte. Santini e immaginette sacre: cinque secoli di devozione… tascabile
di Marco Roncalli

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I santini? Una storia che può riguardare credenti e non, fede e antropologia, catechesi e propaganda, religiosità popolare e appartenenza geografica…, la devozione o il culto come l’iconografia o la stampa. In ogni caso tutt’altro che pezzi di carta – o di pergamena se antichi – i santini, nel tempo, hanno sostenuto e continuano a farlo, immaginazione e sentimenti, diventando per qualcuno sostegno nelle prove della vita, per altri passione da collezionista, o magari le due cose. Senza dimenticare che, dimensioni ultramondane a parte, queste immagini rispondono agli imperativi tuttora vigenti del “qui e ora”. Stando un po’ sgualcite nel portafoglio come una volta nelle bisacce dei pellegrini… Ma pure all’ingresso di chiese e santuari o dimenticate nei comodini. Carte d’identità visibili di persone non più visibili. Ed ecco che vi è chi continua a baciarle, a toccarle, confidando in poteri miracolosi. E chi fatica a liberarsene: se necessario – ammonivano gli avi – bruciandole, mai stracciandole e buttandole.

Ora questo universo di volti da guardare e dai quali sentirsi guardati, è il tema del volume Santi e santini curato da Ino Cardinale (primo di tre annunciati, pubblicato dall’associazione culturale di cui è presidente “Così, per… passione!”), che ha saputo valorizzare una mostra tenutasi a Terrasini due anni fa su cinque secoli di “santuzzi” e “santine” (come li si chiama in Sicilia).

Una parte di quella rassegna – inventario di un patrimonio dilatatosi dal ’500 a oggi, con raffigurazioni su pergamena e poi su carta o stoffe con ogni tecnica (xilografia, calcografia, litografia, incisione, merletti…), con schiere di santi e beati e martiri preceduti da Gesù e dalla Vergine e seguiti da simboli e allegorie – viene infatti qui corredata da saggi introduttivi e riflessioni legate alle collezioni presentate, specchio di una lunga tradizione. Sino ad assumere la veste del catalogo-itinerario di un viaggio singolare come dimostrano i vari contributi: identitario, ma non solo.

Ricorda qui Sebastiano Tusa (l’assessore regionale ai Beni culturali e identità Siciliana tra le vittime del disastro aereo in Etiopia nel marzo scorso) che i santini hanno accomunato nella forma cattolici e protestanti, raffigurando ovviamente questi ultimi non i santi, bensì scene della Scrittura. Di certo hanno accomunato discipline diversamente interessate al rapporto tra il devoto e l’immagine: «Santini come storie vissute, memorie condivise, concrete esperienze che da singole, particolari, individuali, si fanno ben presto comunitarie…», continua il testo di Tusa.

Mentre è il cardinale Angelo Becciu a ricordare che «nell’immagine dei Santi troviamo espresso non solo un volto o una serie di simboli, ma un mondo di valori: i valori della fede e dell’autentico umanesimo ». Ed è sempre il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, a descrivere i santini – dopo una carrellata sui capolavori di artisti dedicati ai santi – «i fratelli minori» di questi «colossi». «Minori, ma non meno efficaci. Anzi, non di rado, la possibilità di essere tenuti in tasca o in un portafogli o in un libro facilita la loro fruizione: possiamo guardarli e ammirarli e aprire il nostro cuore a invocare e imitare coloro che le immaginette raffigurano», continua Becciu. Con un’avvertenza: «mentre noi guardiamo le immagini dei Santi, non dimentichiamo che i Santi ci invitano a guardare la nostra vita con i loro occhi».

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Argomenti: Cultura
Tag: fede santini storie
Fonte: Avvenire