L’appello. Bassetti: rischiamo di costruire una società in preda alla paura
L’appello. Bassetti: rischiamo di costruire una società in preda alla paura
di Matteo Liut

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“Stiamo rischiando di costruire una società in preda alla paura, facciamo degli altri soltanto degli stranieri, li trattiamo come fantasmi che ci fanno paura. Siamo una società di “acchiappafantasmi””. È la preoccupazione espressa dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, durante la Veglia presieduta nella Cattedrale di Monreale assieme agli 800 partecipanti al XVI Convegno nazionale di pastorale giovanile in corso in questi giorni a Terrasini (Palermo). Commentando il brano del Vangelo di Matteo in cui Gesù cammina sulle acque e salva Pietro che invece rischia di annegare, il cardinale ha ricordato che “Gesù non è un fantasma, anche se appare tale agli apostoli. Gesù anzi salva Pietro proprio dalle sue paure e dai suoi fantasmi”. Oggi, invece, ha proseguito Bassetti rischiamo proprio “di costruire una società in preda alla paura. E questo è terribile, perché abbiamo sempre bisogno di fantasmi per alimentare i nostri fanatismi, di estranei da eliminare per assicurare la nostra identità. Le paure e i fantasmi – ha sottolineato il presidente dei vescovi italiani – fa chiudere i porti, innalzare muri e steccati”. La paura, ha continuato, “toglie fiato a possibili sogni di fraternità, avvelena i pozzi della fiducia nella convivialità. E rende tutti più decisamente individualistici, perché obbliga al ripiego su di sé, alla concentrazione sui propri esclusivi bisogni. Acceca, non fa vedere più il mondo, gli altri, figurarsi gli ultimi, gli scarti”.

“Voi invece – ha augurato Bassetti ai responsabili della pastorale giovanile italiana –. Sappiate liberare i giovani dalle loro paure, dalle loro fragilità”.
Il modello è il gesto di Gesù, con il suo “ostinato tentativo di farci crescere, perché tutto ciò che fa lo fa in chiave pedagogica”. Anche quando salva Pietro prendendolo per il polso, perché “lì scorre la vita”, ha detto Bassetti facendo riferimento all’iconografia degli stupendi mosaici della Cattedrale di Monreale. Cattedrale dove Puglisi ha celebrato l’ultima Eucaristia, proprio con i suoi ragazzi, prima di essere ucciso. “L’educazione alla fede ha questo di decisivo – ha notato il cardinale –: vince la paura, la morte, la fede che salva dalle acque è qualcosa che l’uomo deve trovare dentro di sé. Cosa che Pietro non fa, non crede nelle ragioni del vivere che sono più robuste delle tempeste”. Anche se Gesù tiene sempre aperta la porta, però, “non crede al nostro posto, nessuno può vivere la nostra vita, nessuno può vivere la vita al posto di un altro, nemmeno Dio. Il maestro ci invita a tirar fuori tutto il coraggio che serve a vivere nella nostra vita. Questo principio ci invita a uscire dal mito dell’uomo che si è fatto da solo, nessuno si è fatto da solo”, ha concluso il presidente della Cei.

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Argomenti: Cei
Tag: #CEInews giovani Terrasini
Fonte: Avvenire