L’analisi. La riduzione delle diocesi in Italia muove i primi passi
L’analisi. La riduzione delle diocesi in Italia muove i primi passi
di Gianni Cardinale e Giacomo Gambassi

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Papa Francesco l’ha definita un’«esigenza pastorale attuale» davanti ai vescovi italiani riuniti in assemblea a maggio dello scorso anno. Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ha sollecitato sempre un anno fa il «cambiamento» con «misure intelligenti» che non vanno ridotte a una «matita per cancellare». Il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, il vescovo Stefano Russo, lo ha etichettato come un «tema importante» lo scorso aprile al termine del Consiglio permanente.La riduzione delle 226 diocesi italiane (225 – compresa quella di Ostia storicamente unita a Roma – più l’Ordinariato militare) non è solo un argomento di studio o di discussione. È cominciata. Senza clamori e senza quelle tensioni raccontate da papa Francesco (che nel suo intervento all’ultima Assemblea generale della Cei aveva detto: «L’anno scorso stavamo per accorparne una, ma sono venuti quelli di là e dicevano: “È piccolina la diocesi… Padre, perché fa questo? L’università è andata via; hanno chiuso una scuola; adesso non c’è il sindaco, c’è un delegato; e adesso anche voi…”. E uno sente questo dolore e dice: “Che rimanga il vescovo, perché soffrono”»). Più che varare una piattaforma programmatica, che sa molto di strategia politica ma ha ben poco a che fare con uno spirito ecclesiale, si è iniziato a intervenire partendo da rinunce e nomine dei vescovi. Con un percorso condiviso che da una parte ha il placet del Papa, dall’altra conta sulla collaborazione della Cei, e dall’altra ancora vede in azione la nunziatura apostolica in Italia e la Congregazione per i vescovi. Ne sono la prova alcune recenti decisioni sulle successioni riguardanti le sedi vescovili che mostrano come l’auspicato riassetto della geografia ecclesiale italiana muova i primi passi.

Nel 2017, anno con numerose nomine episcopali, sono stati eletti anche nuovi vescovi per le diocesi con meno di centomila fedeli: Trivento e Sulmona-Valva, Melfi-Rapolla-Venosa e Teano-Calvi, Fidenza e Gubbio, Pinerolo e Casale Monferrato. Anche nel 2018, anno con poche provviste, è stato scelto l’ordinario di una Chiesa che non raggiunge le 60mila anime: Camerino-San Severino Marche nel mese di luglio. Il 2019 invece si è aperto con una serie di provvedimenti per le “piccole” diocesi che segnano una svolta. A febbraio Palestrina è stata unita a Tivoli in persona episcopi (come avviene da anni con Cuneo e Fossano). Ad aprile il segretario generale della Cei ha lasciato Fabriano-Matelica senza che venisse nominato un successore, mentre ad Alife-Caiazzo sono state accettate le dimissioni per raggiunti limiti di età dell’ordinario con la nomina del vicino (ma non confinante) vescovo di Sessa Aurunca come amministratore apostolico. A maggio il vescovo di Ales-Terralba è stato promosso nella sua sede metropolitana di Oristano.

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Argomenti: Cei
Tag: #CEInews Cei
Fonte: Avvenire