Papa Francesco: a vescovi italiani, “sinodalità e collegialità; riforma del processo matrimoniale; rapporto tra vescovi e sacerdoti”
Papa Francesco: a vescovi italiani, “sinodalità e collegialità; riforma del processo matrimoniale; rapporto tra vescovi e sacerdoti”

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“Sinodalità e collegialità; riforma del processo matrimoniale; rapporto tra vescovi e sacerdoti”. Si è articolato intorno a questi tre temi il discorso a braccio rivolto dal Papa ai vescovi italiani, in apertura della loro Assemblea generale, in corso in Vaticano fino al 23 maggio. “Vi ringrazio per questo incontro – ha esordito Francesco – che desidererei fosse un momento di aiuto al discernimento pastorale sulla vita e la missione della Chiesa italiana”. Il Papa ha inoltre ringraziato i vescovi presenti in Aula Nuova del Sinodo “anche per lo sforzo che offrite per portare avanti la missione che il Signore vi ha affidato e per essere popolo di Dio con e secondo il cuore del Buon Pastore”. Poi Francesco, parlando a braccio come già aveva fatto lo scorso anno, prima dell’incontro “a porte chiuse” con i vescovi, ha annunciato di voler affrontare alcune questioni già sottoposte all’attenzione dei presuli, “per integrarle con questioni nuove e per vedere a che punto stiamo”.

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“Se qualcuno pensa a fare un Sinodo della Chiesa italiana, si deve incominciare dal basso in alto e dall’alto in basso, col documento di Firenze”. A dare un’indicazione di marcia decisa è stato il Papa, durante il discorso, pronunciato a braccio e durato circa venti minuti, di apertura dell’Assemblea generale dei vescovi italiani. “Questo porterà tempo, ma si camminerà sul sicuro e non sulle idee”, ha ammonito il Papa, che ha declinato la parola sinodalità anche in vista di una ipotetica assise ecclesiale dedicata alla nostra comunità ecclesiale. “Anche in un contesto di un probabile Sinodo della Chiesa italiana – ho sentito un ‘rumore’ ultimamente di questo, sono arrivati fino a Santa Marta – vi sono due direzioni”, ha spiegato Francesco: “Sinodalità dal basso verso l’alto, ossia il dover curare l’esistenza e il buon funzionamento di diocesi, Consigli, parrocchie, coinvolgimento dei laici… A cominciare dalle diocesi: non si può fare un grande Sinodo senza andare alla base. E la valutazione del ruolo dei laici”. “E poi la sinodalità dall’alto verso il basso, in conformità al discorso che ho rivolto alla Chiesa italiana al Convegno ecclesiale di Firenze, il 10 novembre 2015, che rimane ancora vigente e deve accompagnarci in questo cammino”, l’altra raccomandazione del Papa: “Se qualcuno pensa a fare un Sinodo della Chiesa italiana, si deve incominciare dal basso in alto e dall’alto in basso, col documento di Firenze. Questo porterà via tempo, ma si camminerà sul sicuro e non sulle idee”.

La sinodalità è “la cartella clinica che descrive lo stato di salute della Chiesa italiana”. Lo ha detto il Papa, nel suo discorso a braccio in apertura dell’assemblea generale della Cei, in corso in Vaticano fino al 23 maggio. Declinando il primo punto del suo discorso – “sinodalità e collegialità” – Francesco ha citato il discorso pronunciato in occasione della commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi, il 17 ottobre 2015, “dove ho voluto chiarire che il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio. È dimensione costitutiva della Chiesa, cosicché quello che il Signore ci chiede, in un certo senso, è già contenuto tutto nella parola Sinodo”. Poi il Papa ha fatto un’ampia citazione del documento della plenaria della Commissione teologica internazionale sulla sinodalità e la vita e missione della Chiesa, che risale al 2017, dove si legge che “la sinodalità, nel contesto ecclesiologico, indica lo specifico modus vivendi e operandi della Chiesa popolo di Dio”, la quale “realizza il suo essere comunione nel camminare insieme, nel radunarsi in assemblea e nel partecipare attivamente di tutti i suoi membri alla missione evangelizzatrice”. Mentre il concetto di sinodalità, dunque, “richiama il coinvolgimento di tutto il popolo di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”, il termine collegialità “precisa il significato teologico e la forma di esercizio del Sinodo dei vescovi”, affidato alla Chiesa particolare e nella comunione dell’unica Chiesa di Cristo, “mediante la comunione gerarchica del collegio episcopale con il vescovo di Roma”. La collegialità, secondo il documento della Commissione teologica internazionale, è quindi “la forma specifica in cui la sinodalità ecclesiale si manifesta e si realizza”. “Mi rallegro che questa assemblea ha voluto approfondire questo argomento – il tributo del Papa – che in realtà descrive la cartella clinica dello stato di salute della Chiesa italiana e del vostro operato pastorale ed ecclesiale”. Alla Chiesa italiana, Francesco ha dato il compito di riflettere sulla “eventuale carente collegialità e partecipazione nella condizione della Conferenza Cei, sia nella determinazione dei piani pastorali che negli impegni programmatici economico-finanziarii”.

“Se qualcuno pensa a fare un Sinodo della Chiesa italiana, si deve incominciare dal basso in alto e dall’alto in basso, col documento di Firenze”. A dare un’indicazione di marcia decisa è stato il Papa, durante il discorso, pronunciato a braccio e durato circa venti minuti, di apertura dell’Assemblea generale dei vescovi italiani. “Questo porterà tempo, ma si camminerà sul sicuro e non sulle idee”, ha ammonito il Papa, che ha declinato la parola sinodalità anche in vista di una ipotetica assise ecclesiale dedicata alla nostra comunità ecclesiale. “Anche in un contesto di un probabile Sinodo della Chiesa italiana – ho sentito un ‘rumore’ ultimamente di questo, sono arrivati fino a Santa Marta – vi sono due direzioni”, ha spiegato Francesco: “Sinodalità dal basso verso l’alto, ossia il dover curare l’esistenza e il buon funzionamento di diocesi, Consigli, parrocchie, coinvolgimento dei laici… A cominciare dalle diocesi: non si può fare un grande Sinodo senza andare alla base. E la valutazione del ruolo dei laici”. “E poi la sinodalità dall’alto verso il basso, in conformità al discorso che ho rivolto alla Chiesa italiana al Convegno ecclesiale di Firenze, il 10 novembre 2015, che rimane ancora vigente e deve accompagnarci in questo cammino”, l’altra raccomandazione del Papa: “Se qualcuno pensa a fare un Sinodo della Chiesa italiana, si deve incominciare dal basso in alto e dall’alto in basso, col documento di Firenze. Questo porterà via tempo, ma si camminerà sul sicuro e non sulle idee”.

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Argomenti: Cei Santa Sede
Tag: #CEInews Papa Francesco
Fonte: SIR