Gli italiani e l’Europa: protagonisti o ruote di scorta?
Gli italiani e l’Europa: protagonisti o ruote di scorta?

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Cosa ci aspettiamo dall’Europa? Cosa abbiamo da dare all’Europa? Si può sviluppare su questa duplice linea una riflessione in vista delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, che fra il 23 e il 26 maggio si svolgono nei 28 Paesi membri dell’Ue.
È fuori discussione il fatto che questo appuntamento con le urne europee sia più sentito del passato. Si va infatti diffondendo, progressivamente, la (giusta) convinzione che fra Strasburgo e Bruxelles si gioca una parte significativa della nostra vita quotidiana. L’Unione europea infatti è fonte di direttive e regolamenti che diventano leggi per tutti i 500 milioni di cittadini europei; nelle sedi delle istituzioni comunitarie si sviluppano e finanziano programmi e investimenti nei più diversi ambiti dell’economia, della sicurezza, della cultura, della solidarietà, della tutela dei diritti, della salute pubblica, della protezione dei consumatori, dell’ambiente…
Ma mentre ci rendiamo conto che questa Ue, concreta, è parte della nostra esistenza, comprendiamo che occorrono delle riforme per rendere la stessa Unione più efficace, maggiormente capace di produrre risultati a favore dei cittadini, “vicina” agli stessi cittadini.Eppure le riforme latitano, e s’impongono altri fattori che giocano a svantaggio dell’integrazione. Anzitutto la “narrazione” dell’Europa non è, da parte dei media e dei social, affatto puntuale e veritiera; anzi in molti casi assistiamo a una moltiplicazione di fake news o mezze verità che creano solo disinformazione. In secondo luogo non si può tacere che ampia parte degli attuali leader politici presenti sulla scena continentale anziché discutere, formulare e realizzare le invocate riforme dell’Ue, preferiscono addossare a un’“Europa” indistinta, lontana e matrigna il peso di tutte le colpe, trovandovi il capro espiatorio delle proprie mancanze, incapacità e irresponsabilità (“ce lo chiede l’Europa…”). Così media e politici alimentano un diffuso senso di euroscetticismo che, nella peggior deriva, prende la strada del nazionalismo, delle chiusure, dei muri.
L’Europa comunitaria, quella ideata e avviata dai “padri fondatori” sulle ceneri della guerra mondiale, che aveva – e mantiene – per obiettivi pace, democrazia, diritti e sviluppo, ha dunque un futuro? E, più immediatamente, vale la pena votare per l’Europarlamento? La risposta sta nella storia, che ci consegna 70 anni di oggettivi risultati ottenuti anche grazie alla Comunità; ma soprattutto sta nel futuro, se ci si rende conto che in un mondo globalizzato e abitato da attori protagonisti del calibro di Usa, Cina, Giappone, Russia, Corea, Brasile o Sudafrica, gli Stati europei presi singolarmente sostanzialmente non conterebbero nulla. Diritti umani, cambiamento climatico, migrazioni, digitalizzazione, economia sostenibile, energia, finanza, lotta al terrorismo: sono tutti settori nei quali si rendono necessarie regole su scala internazionale e politiche proiettate in avanti, dove l’Unione europea, “potenza civile”, può essere un soggetto innovativo e propulsivo.

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Argomenti: Mappamondo
Tag: Europa
Fonte: SIR