Cei: linee guida contro gli abusi. Mons. Ghizzoni (Ravenna): “Incoraggiamo a denunciare chiunque, compresi sacerdoti o religiosi”
Cei: linee guida contro gli abusi. Mons. Ghizzoni (Ravenna): “Incoraggiamo a denunciare chiunque, compresi sacerdoti o religiosi”
di Daniela Verlicchi

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Nasce la pastorale per la tutela dei minori. È questa la novità più significativa, assieme all’obbligo “morale” per i vescovi di denuncia all’autorità giudiziaria in caso di abusi sui minori, delle Linee guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili approvate dall’Assemblea della Cei della scorsa settimana. Il documento è frutto di un lavoro di studio di quasi tre anni, prima del Gruppo e poi del Servizio nazionale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili guidato dall’arcivescovo di Ravenna-Cervia, mons. Lorenzo Ghizzoni, che in quest’intervista spiega la portata della sfida che la Chiesa italiana ha deciso di affrontare. A partire dall’azione pastorale e formativa da avviare, anche nei confronti dei ragazzi, in ogni territorio a protezione dei più piccoli e vulnerabili, una preoccupazione che dovrà essere dell’intera comunità cristiana, delle parrocchie, delle diocesi. Perché troppo gravi sono i danni che segnano le vittime degli abusi, dentro e fuori dalla chiesa.

Qual è la principale novità contenuta in queste Linee Guida?
La vera svolta è l’introduzione dell’obbligo di denuncia all’autorità giudiziaria da parte dell’ordinario del luogo (il vescovo, ndr) nel quale avviene un possibile abuso da parte di un chierico. Ovviamente dopo averne vagliato la verosimiglianza. Il vescovo aveva già l’obbligo di avviare un’indagine cosiddetta “previa”, cioè raccogliere elementi da inviare alla Congregazione per la Dottrina della fede e, nel caso, avviare un procedimento canonico. Ma

nelle linee guida introduciamo anche l’obbligo morale (perché dal punto di vista giuridico in Italia non lo avremmo), di informare anche l’autorità giudiziaria, che ha mezzi molto più efficaci di indagine, questo è il punto.

O meglio, dopo aver fatto l’indagine “previa” sulla segnalazione, noi incoraggiamo anzitutto la denuncia da parte di chi l’ha presentata o dei genitori o tutori, se minorenne. Se non la vogliono fare, prepariamo noi un esposto, informando di questo chi segnala. Se si opporranno, chiederemo che questa opposizione alla denuncia sia scritta, debitamente documentata e ragionevolmente giustificata.

Prima di tutti, quindi, la tutela del minore …
Di fatto, incoraggiamo ad andare a denunciare chiunque, compresi sacerdoti o religiosi. E il focus di tutto il documento è proprio sull’ascolto, sull’accoglienza e sul dare credibilità alle vittime, non a proteggere il chierico colpevole. Le conseguenze fisiche, psichiche, morali e spirituali di questi abusi sono troppo gravi. I segni restano per sempre, anche in chi riesce a rielaborarli e a parlarne.

L’obbligo di denuncia è presente in altre linee guida degli episcopati nazionali?
In quasi tutte quelle del mondo Occidentale: in molti Paesi soprattutto del Nord del mondo, c’è l’obbligo per legge di denunciare questi reati. In Italia,

la Chiesa ha ampliato decisamente gli spazi di tutela delle possibili vittime, accogliendo una definizione molto ampia di “persone vulnerabili” contenuta nell’ultimo motu proprio di Papa Francesco,

che include “ogni persona in stato d’infermità, di deficienza fisica o psichica, o di privazione della libertà personale che di fatto, anche occasionalmente, ne limiti la capacità di intendere o di volere o comunque di resistere all’offesa”.

Le linee guida affrontano anche il tema della prevenzione. Cosa prevedono per le singole diocesi?
Ogni diocesi deve individuare un referente diocesano che, magari affiancato da una piccola equipe, scelta tra professionisti ed esperti, affiancherà il vescovo nell’azione di ascolto. Ma soprattutto si occuperà della prevenzione, su tre livelli. Il primo è quello delle parrocchie, dei sacerdoti e degli educatori e catechisti.

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Argomenti: Cei
Tag: #CEInews abusi Cei
Fonte: SIR