Quando chiude un’edicola e si perde anche un pezzo d’identità
Quando chiude un’edicola e si perde anche un pezzo d’identità
di Maurizio Patriciello

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Non avrei creduto che la chiusura di un negozio, al mio paese (Frattaminore), mi facesse tanto male.

Invece è accaduto. Da più di 50 anni, sulla piccola piazza, dominata dalla chiesa parrocchiale, si affacciava, umile e discreta, la “Giornaleria Concetta”. Da più di 50 anni, ogni mattina, si ritrovavano in quel luogo tanti miei concittadini, e io con loro. Per leggere, parlare, commentare. A Maurizio, il giornalaio, si chiedevano informazioni, notizie, pareri. E lui, sempre disponibile, educato, non dava mai segni di noia.

Non creava problemi nemmeno quando, a corto di tempo o di denaro, qualcuno si fermava solo per sbirciare i titoli, sfogliare qualche pagina dei quotidiani o ripararsi dalla pioggia. Ogni mattina, fatti pochi passi, svoltato l’angolo, trovavo le mie copie di Avvenire in bella mostra.

Un saluto, quattro chiacchiere con gli amici di sempre, qualche domanda, qualche osservazione, poi ognuno prendeva la sua strada. Quando ero costretto ad assentarmi, sul tardi, resosi conto della mia assenza, il giornalaio, mi faceva portare i giornali a casa. Dal padre, la rivendita, era passata al figlio. Pietro aveva preso il posto di Maurizio. Le cose, però, non andavano come una volta. Si stentava a tirare avanti. Tanta gente i giornali li legge online. Lo sapevo, lo immaginavo, me ne rendevo conto. Ne avevo parlato anche con Pietro. Speravo, però, che non avvenisse. Speravo che, in qualche modo, si sarebbe potuto far fronte alla crisi della vendita. Purtroppo è accaduto: “Concetta” ha dovuto chiudere i battenti.

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Argomenti: Storie
Tag: edicola giornali
Fonte: Avvenire