«Io, oggi vescovo, sopravvissuto alla strage nazista»
«Io, oggi vescovo, sopravvissuto alla strage nazista»

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Dalla finestra del suo piccolo studio si scorgono i tetti rossi del centro storico di Arezzo e uno scorcio di piazza Grande, cuore medievale della città. Nell’appartamento che cinge la chiesa di Sant’Agnese il vescovo Luciano Giovannetti è seduto accanto alla scrivania carica di libri, ritagli di giornali e appunti. Fra le mani ha il romanzo La tana dell’odio di Giovanni D’Alessandro. Legge le prime righe: «Ci sono cose che i bambini non dovrebbero mai vedere». «Verissimo – spiega l’emerito di Fiesole, 85 anni il prossimo 26 luglio –. Vale per il giovane medico superstite delle guerre che hanno portato alla divisione nell’ex Jugoslavia, di cui narra D’Alessandro. E vale per me sopravvissuto alla tragedia di un eccidio nazista». È quello entrato nei libri di storia come la strage di Civitella in Val di Chiana, benché fra le località coinvolte ci siano anche Cornia e San Pancrazio di Bucine. Tre paesini a una ventina di chilometri da Arezzo dove il 29 giugno 1944 vennero uccisi in 244 dalla divisione “Hermann Göring” in ritirata. Uno dei più atroci stermini della seconda guerra mondiale in Italia, avvenuto tre mesi dopo le Fosse Ardeatine.

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Argomenti: Cultura
Tag: Arezzo nazismo storia storie
Fonte: Avvenire