In Brasile la soia si sta mangiando l’Amazzonia
In Brasile la soia si sta mangiando l’Amazzonia

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Appena fuori dal villaggio indigeno di Jabutí, ci si imbatte in un manto spugnoso di spighe dorate. Steli giallo-tenue circondati da fili d’erba pallida. La distesa prosegue monotona per chilometri e chilometri. Interrotta solo dalla «via dell’agrobusiness»: l’autostrada che collega Boa Vista, capitale dello Stato brasiliano del Roraima, con Bonfim, il municipio più vicino alla terra indigena, nonché nuova, dirompente frontiera della soia.
L’anno prossimo, il Brasile potrebbe superare gli Stati Uniti e diventarne il primo produttore, con 123 milioni di tonnellate. “Colpa” dell’insaziabile fame cinese e della guerra commerciale tra gli Usa di Donald Trump e Pechino. L’imposizione di dazi reciproci del 25 per cento alle rispettive importazioni ha spinto il Dragone a preferire il legume brasiliano a quello made in Usa. Per soddisfare la richiesta, il Gigante del Sud dovrebbe produrne quasi 40 milioni di tonnellate in più. Ciò, secondo la rivista “Nature”, significherebbe un aumento delle piantagioni del 39 per cento, circa 13 milioni di ettari. Ricavati – dato che è l’unica parte ancora intatta – dal disboscamento dell’Amazzonia.

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Argomenti: Ambiente Mappamondo
Tag: Amazzonia Ambiente Brasile deforestazione
Fonte: Avvenire