Foggia. Schiavi nei campi di giorno. Chiusi in «scatola» la notte
Foggia. Schiavi nei campi di giorno. Chiusi in «scatola» la notte

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Una scatola di lamiera di pochi metri quadrati. Un forno in queste giornate torride. Un congelatore d’inverno. Eppure ci vivono da 4 anni due immigrati ghanesi. Lavoratori, braccianti. È una vecchissima baracca dell’Anas, un deposito per attrezzi. Abbandonato da anni. Per i due giovani è casa. Si trova poco prima del paese di Serracapriola, in provincia di Foggia al confine col Molise. Territorio ricco di storia e natura (siamo nel Parco nazionale del Gargano), terra di ricca agricoltura ma anche di gravi sfruttamenti, ma poco conosciuti.

Tutti conoscono i grandi ghetti foggiani, da Borgo Mezzanone al “gran ghetto” nelle campagne tra San Severo e Rignano Garganico, luoghi di emarginazione concentrata, dove siamo stati tante volte, come due giorni fa per lo sgombero parziale della “pista”. Ma c’è anche un’emarginazione diffusa, fatta di isolati casolari diroccati o baracche come questa. Ad abitarli sono spesso immigrati rimasti senza protezione, dopo il decreto sicurezza, ma tutti lavoratori, anche se in nero. Emarginati e sfruttati. Nessuno se ne occupa, tranne i volontari del progetto Presidio della Caritas di San Severo. A loro mi aggiungo in uno dei consueti giri nelle campagne. Ci sono don Andrea Pupilla, direttore della Caritas diocesana, Francis, ghanese, mediatore culturale, e le volontarie Alessia, Brunella e Anna Sara. E scopro realtà sconvolgenti, nascoste.

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Argomenti: Migranti
Tag: caporalato Foggia lavoro nero sfruttamento
Fonte: Avvenire