Dall’oratorio alla Nba, Gallinari: «Ora un Mondiale da sogno»
Dall’oratorio alla Nba, Gallinari: «Ora un Mondiale da sogno»

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Puoi anche avere tutto dalla vita e salire sempre più su nelle sfere del successo, quando le radici sono solide rimarrai sempre con i piedi ben piantati a terra. Da tredici anni Danilo Gallinari calca i prestigiosi parquet dei fenomeni del basket Nba, ma non ha mai dimenticato il campetto dove tutto ha avuto inizio: «È quello dell’oratorio di Graffignana (Lodi), il paese di 2.500 abitanti dove sono cresciuto». Figlio d’arte di papà Vittorio, a 31 anni il gigante azzurro dopo non pochi infortuni sta raccogliendo con continuità i frutti del suo grande talento. La sua ultima annata negli States, con la maglia dei Los Angeles Clippers, è stata la migliore da quando gioca in Nba: «Una stagione speciale sia a livello individuale che di squadra». Ma non ha avuto nemmeno il tempo di godersela. La sua estate è partita subito «a tutto motore» come dice il suo motto con una serie di iniziative a sfondo benefico. «I soldi aiutano ma le cose importanti sono altre – ha scritto anche nella sua biografia Non basta l’altezza (Mondadori) –. Puoi guadagnare anche cento milioni di dollari, ma se poi quando smetti di giocare – a trentacinque, quarant’anni – ti sei creato il vuoto intorno e non hai fatto nulla per farti apprezzare, è tutto inutile». E mentre era impegnato a realizzare canestri solidali è arrivata la notizia che il prossimo anno vestirà la canotta degli Oklahoma City Thunder. Anche se nell’immediato la sua testa è tutta per la Nazionale. I suoi 208 centimetri di classe serviranno come non mai all’Italia di Sacchetti da oggi in ritiro a Pinzolo (Trento) in vista dei Mondiali in Cina (31 agosto – 15 settembre).
Ritorna in maglia azzurra dopo alcune esperienze controverse (il pugno costato il forfait all’Europeo 2017) e diverse incomprensioni. L’episodio del pugno è stato un errore. Purtroppo ho fatto davvero una cavolata. Non avevo mai fatto nulla di simile in 31 anni. Però tutti sbagliano, ho ammesso le mie colpe e si va avanti. Con il ct invece non c’è mai stato nessun problema. Sono state solo polemiche create dai media, ma con Meo ci siamo sempre sentiti e chiariti.

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Argomenti: Sport
Tag: basket storie
Fonte: Avvenire