Eritrea, perché la confisca dei 29 centri sanitari cattolici? Anche le scuole a rischio?
Eritrea, perché la confisca dei 29 centri sanitari cattolici? Anche le scuole a rischio?

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Si sta consumando nel silenzio della comunità internazionale la confisca della strutture sanitarie cattoliche in Eritrea. Lo scorso 12 giugno militari, poliziotti e rappresentanti del ministero della sanità hanno confiscato 21 tra ospedali e cliniche cattoliche. Insieme ad altri 8 centri già requisiti due anni fa, sono 29 in totale, le strutture sanitarie di proprietà di congregazioni religiose o diocesi forzate alla chiusura. Le case dei religiosi sono state circondate e sorvegliate, tra insulti, intimidazioni e minacce al personale, con pazienti gravi costretti alle dimissioni. Centinaia di operatori sanitari che lavoravano nelle cliniche cattoliche hanno perso il posto di lavoro. La cosa più grave, è che circa 200.000 persone, di tutte le religioni, che usufruivano di questi servizi in zone molto povere, rurali e isolate, dall’ospedale di Digsa nel distretto di Segheneyti all’Engerne health station (la lista completa è stata stilata dall’Eritrean catholic secretariat) non potranno più disporre di cure mediche. I vescovi delle quattro diocesi cattoliche (Asmara, Barentu, Keren e Segheneyti), da sempre impegnati per la riconciliazione nazionale, hanno inviato il 13 giugno una lettera di richiesta di spiegazioni al ministro della salute, denunciando “l’aperta violazione dei diritti della Chiesa” che però – si legge – resta “aperta e disponibile al dialogo e alla mutua comprensione”. Nel frattempo ha indetto tre settimane di preghiera e digiuno fino al 12 luglio. Al momento, però, nessuna risposta ufficiale è ancora arrivata.

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Argomenti: Chiesa nel mondo Mappamondo
Tag: Eritrea ospedali sanità scuola
Fonte: SIR