Spoleto. Lo Monaco dà nuova voce all'”Appello” di Sturzo
Spoleto. Lo Monaco dà nuova voce all'”Appello” di Sturzo

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«La politica è un dovere morale, un atto d’amore. Io sono un prete e devo portare Dio nella politica». Questo prete ce lo ritroviamo davanti in carne e ossa, sincero, diretto, appassionato sino alla commozione nel ragionare sull’impegno dei cattolici per la difesa del bene comune. Il suo nome è don Luigi Sturzo e, mai come oggi, le sue parole risultano contemporanee e necessarie.

Ed è più che naturale che al termine della prima rappresentazione teatrale dell’Appello ai liberi e forti, a 100 anni dalla sua enunciazione, il pubblico del 62° Festival dei Due Mondi di Spoleto si alzi in piedi, direttore della manifestazione Giorgio Ferrara in testa, ad applaudire il protagonista, un magistrale e misurato Sebastiano Lo Monaco. Ma è anche una standing ovationa uno dei fondatori dell’Italia moderna, di cui si ha profonda nostalgia.

La sera del 18 gennaio 1919, dall’albergo Santa Chiara di Roma, veniva diffuso l’appello a tutti gli uomini liberi e forti, con annesso programma, in 12 punti, del partito Popolare Italiano. Nel-l’Italia e nell’Europa, ferite dalla Prima Guerra Mondiale, don Luigi Sturzo inaugurava l’esperienza di un partito nazionale, ma laico, con caratteri programmatici e riformatori.

La novità del monologo visto al Festival di Spoleto (che chiuderà il 14 agosto), sta nel mostrarci un don Sturzo più intimo e privato, più immediato anche nel linguaggio fruibile anche da un grande pubblico, con riflessioni personali e ricordi privati tratti dall’immensa mole dei suoi scritti.

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Argomenti: Cultura
Tag: cultura don Luigi Sturzo teatro
Fonte: Avvenire