La bella parabola educational di “Dolcissime”, adolescenti libere dagli stereotipi
La bella parabola educational di “Dolcissime”, adolescenti libere dagli stereotipi

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Francesco Ghiaccio ha esordito nel 2015 con “Un posto sicuro”, storia sofferta di forte impatto realistico girata sullo sfondo del dramma di alcuni operai della Eternit, colpiti dal tumore causato dalla esposizione delle fibre di amianto. Alla prova del secondo film, Ghiaccio compie una bella virata tematica, che certo induce a pensare ad un forte scarto di scelta, ma a rifletterci bene non si allontana troppo da temi ugualmente importanti. “Dolcissime” parla di ragazze di oggi che hanno avuto la ‘sfortuna’ di ritrovarsi con una struttura fisica molto sopra la media. Cosa che, per le 15-16enni equivale ad una inevitabile emarginazione. Rassegnate ad essere bersaglio di colorite espressioni e frenata ciascuna da un problema personale (che mette in campo timidezza, paura, insicurezza), le tre ragazze riescono a cogliere l’opportunità per risalire la china personale e quella nella considerazione di amici e famiglia dedicandosi con scrupolo ad una disciplina sportiva (il nuoto sincronizzato) che consente loro di guardare la vita con occhi diversi. Lo sguardo che cambia aiuta anche il cambiamento degli altri. Solo chi ha voglia di cambiare riesce a farlo. Così la vicenda, mantenendo un bella visione di fondo immersa in una Torino autentica, in ambienti familiari credibili, in toni di crescita a loro modo belli e sofferti, si risolve in una bella favola per adolescenti in piena era social. Consolatorio al punto giusto, aiuta al meglio il delicatissimo equilibrio nel rapporto genitori/figli. Brave le ragazze protagoniste: non esistono donne brutte. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

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Argomenti: Cinema
Tag: #cinema Cnvf
Fonte: CNVF