Ambiente. Anche la moda dev’essere «sostenibile»
Ambiente. Anche la moda dev’essere «sostenibile»

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Dopo il fast food la fast fashion, dove fast non sta per veloce ma frettoloso. Mangiare di fretta, vestirsi frettolosamente. Di qua panini, di là magliette: prodotti diversi per genere, uguali per strategia commerciale. Ambedue a basso prezzo, di bassa qualità, da rinnovare spesso. Merci aperte anche ai miseri, non per amore dei poveri, ma dei soldi. A volte vendite a basso prezzo moltiplicate per milioni di pezzi dalla breve durata possono dare guadagni più lusinghieri rispetto a pochi articoli a prezzi più elevati e fatti per durare. Ma ciò che può dimostrarsi miracoloso per gli affari può rivelarsi un disastro per il Creato.

Abbiamo la tendenza a considerare i capi di vestiario beni innocenti a basso o addirittura a nessun impatto ambientale. La realtà è che il settore della moda è uno dei più inquinanti. Basti dire che negli Stati Uniti si colloca al 5° posto per produzione di anidride carbonica, prima dei settori minerario, metallurgico e chimico. A livello mondiale produce 1,2 miliardi di tonnellate all’anno di gas serra, più di quelle emesse dal settore aereo e marittimo messi insieme. E non va meglio per l’acqua. Sempre su scala mondiale utilizza 79 miliardi di metri cubi di acqua all’anno (esclusa la coltivazione di cotone), il corrispettivo di 32 milioni di piscine olimpioniche. E il Boston Consulting Group avverte che agli attuali ritmi di crescita delle vendite, da qui al 2030 il consumo di acqua è destinato ad aumentare del 50%.

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Argomenti: Ambiente
Tag: Economia moda Saturdays for future sostenibilità
Fonte: Avvenire