Napoli e la camorra. «Dopo la morte di Genny qualcosa è cambiato»
Napoli e la camorra. «Dopo la morte di Genny qualcosa è cambiato»

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Sono 37 i minori ammazzati dalla camorra in Campania. Vittime innocenti di una guerra che si combatte da decenni nelle strade di Napoli e della regione. Tra loro avrebbe potuto esserci anche Noemi, di soli quattro anni, colpita il 3 maggio scorso da un proiettile mentre passeggiava con la mamma e con la nonna. La piccola si trovò coinvolta in un agguato ai danni di un affiliato di un clan napoletano. Dopo aver lottato fra la vita e la morte, Noemi si è salvata. Non è stato così per Genny Cesarano: aveva solo 17 anni quando fu ammazzato nel rione Sanità da giovani camorristi di poco più grandi di lui, che stavano compiendo una “stesa”. Così sono chiamati i raid armati dei clan napoletani nel corso dei quali vengono sparate pallottole all’impazzata al fine di intimidire gli avversari e affermare il proprio dominio sul territorio. Era la notte fra il 5 e il 6 settembre del 2015.

Domani il rione Sanità commemorerà per la quarta volta il giovane caduto sotto i colpi dei clan. A maggio, un mese dopo la visita del Capo dello Stato nel quartiere, il padre di Genny, Antonio, ha presentato con don Luigi Ciotti l’associazione nata nel nome del figlio: “Un popolo in cammino per Genny vive”. «La nostra associazione persegue un semplice obiettivo: combattere la dispersione scolastica – dice il signor Antonio –. La scuola è l’unica risposta alla devianza giovanile, alla violenza, alla camorra. Tanti ragazzi nel quartiere abbandonano presto la scuola. Non conoscono le regole, non ricevono un’educazione e finiscono nella rete della camorra, che offre facili guadagni».

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Argomenti: Società
Tag: camorra giovani legalità Luigi Ciotti
Fonte: Avvenire