Haiti, dieci anni dopo il terremoto i bimbi muoiono due volte
Haiti, dieci anni dopo il terremoto i bimbi muoiono due volte

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Michel non ha sentito la frustata che ti fa perdere l’equilibrio. Né la terra ondeggiare freneticamente, trasformando le strade in voragini e le case in cumuli di assi. Dieci anni fa, il terremoto ha risparmiato il suo villaggio, nel sud di Haiti. Ad essere colpita è stata Port-au-Prince e l’area circostante, dove la scossa di 7 gradi Richter ha ucciso, in un solo giorno, 230mila abitanti. Eppure anche la vita di Michel è andata in frantumi il 12 gennaio di dieci anni fa. Insieme alla catastrofe, sono arrivate le promesse di aiuto dai governi del mondo, commossi dal grido del Paese più povero d’Occidente. I suoi genitori ci hanno creduto. E, passata la grande emergenza, quando la grande macchina della ricostruzione sembrava decollare, hanno deciso di offrire al figlio quanto loro non avrebbero mai potuto dargli: un’istruzione.

A 10 anni, dunque, nono di dieci figli, Michel è partito per la capitale, dove lo attendevano gli «zii». Non veri parenti ma conoscenti che, in cambio di una «piccola» collaborazione nei lavori domestici, si impegnavano a ospitarlo e a mandarlo a scuola. In realtà, Michel è diventato un restavek, baby schiavo, come altri 500mila minori haitiani, uno su dieci secondo fonti umanitarie. Un fenomeno in aumento nel decennio post-sisma. Servi tuttofare dei “poveri di città” che non potrebbero mai pagare un domestico. I piccoli fanno i lavori più pesanti: dato che nelle baracche non c’è acqua corrente, vanno a prenderla alla fonte pubblica, puliscono, fanno le commissioni. Il loro stipendio è qualche avanzo di cibo e un pavimento per dormire. Michel non sarebbe mai entrato in un’aula se qualcuno non avesse segnalato il suo caso al centro Kay Chal e alla sua colonna portante, suor Luisa Dell’Orto, piccola sorella del Vangelo di Charles de Focauld.
«Sono andata a parlare con lo “zio”– racconta la religiosa lombarda, impegnata nel sobborgo di Delmas 31 dal 2003 –. Per convincerlo, gli ho detto che se Michel avesse imparato a leggere e a scrivere sarebbe stato un domestico più efficiente… Dopo un lungo tira e molla, sei anni fa, ce lo ha mandato. Lo so, un po’ ho barato. Ma, alla fine, anche lui è rimasto soddisfatto: dopo il nostro biennio di alfabetizzazione, ora il ragazzo frequenta la quinta elementare con profitto e gli dà una grossa mano».

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Argomenti: Mappamondo
Tag: #Terremoto bambini Haiti ricostruzione
Fonte: Avvenire