Uganda, così si rinasce nella scuola della baraccopoli
Uganda, così si rinasce nella scuola della baraccopoli

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I banchi e le sedie, quelli li riconosceresti tra mille. Sono quelli che, già d’annata allora, riempivano le nostre aule nei primi anni Ottanta e poi recapitati fin qui, gambe di ferro ancora in discreto stato, ripiani in formica con pezzi di bordo mancanti e finiti chissà dove. Il soffitto in mattoni e cemento non ha ancora l’intonaco e una plafoniera chi l’ha vista mai, una lampadina pendente e via andare. Le pareti delle aule, però, raccontano che, pur nella precarietà generale della struttura, l’impegno di chi lavora qui non manca: cartelloni colorati di tutti i tipi spiegano, con disegni e parole, gli argomenti più diversi. Lettere e numeri, certo, ma anche il corpo umano, gli animali, le bandiere, le forme geometriche, per arrivare addirittura ai circuiti elettrici e al sistema urinario.

Scuola primaria Great Valley School, baraccopoli di Makindye, quadrante meridionale della capitale ugandese Kampala, 735 bambini in maglietta arancione e pantaloncini blu, molti con storie difficili alle spalle o provenienti da famiglie disagiate. Qui, sostenuti dall’Ong italiana Africa Mission Cooperazione e Sviluppo, gli alunni studiano e pranzano, ma soprattutto vivono per l’intera giornata in un luogo protetto, lontano dalla strada, cresciuti da insegnanti che tengono al loro futuro. Il preside Bosco Lusagala – 40 anni, ruandese, tutsi sfuggito al genocidio del 1994 in cui perse il padre – è l’anima del complesso.

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Argomenti: Mappamondo
Tag: baraccopoli educazione scuola Uganda
Fonte: Avvenire