L’Italia adesso non adotta più. Ecco il perché
L’Italia adesso non adotta più. Ecco il perché

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Giù, di nuovo, stavolta sotto quota mille. Non si arresta il crollo delle adozioni internazionali nel nostro Paese. Dove, nel 2019, ci si è fermati nella conta delle procedure di ingresso di bambini stranieri al numero di 969. Un dato in calo del 14% rispetto all’anno precedente, quando le procedure di adozione erano state 1.130. E che ha dello sconfortante se paragonato ai numeri del 2010 – sono trascorsi appena 9 anni – quando i bambini adottati furono oltre 4mila.

Ha scelto di percorrere la strada della trasparenza la Commissione adozioni internazionali (Cai) che, in attesa della pubblicazione del report statistico annuale, ha anticipato i dati aggiornati al 31 dicembre scorso. Nel dettaglio, le diminuzioni che maggiormente hanno pesato sul numero complessivo di minori arrivati in Italia riguardano la Cina (46 adozioni del 2019 rispetto alle 84 del 2018), la Federazione Russa (da 152 del 2018 alle 126 del 2019), la Bielorussia (72 rispetto a 91 nel 2018) e il Vietnam (37 rispetto alle 54 del 2018). Anche se «nonostante un calo generalizzato riscontrabile in quasi tutti i Paesi di provenienza dei minori – spiega la vicepresidente della Cai Laura Laera – alcuni hanno invertito positivamente la tendenza». È il caso della Colombia (che passa dalle 128 adozioni del 2018 alle 161 del 2019), del Perù (che conclude con 44 adozioni nel 2019 rispetto alle 24 del 2018), di Ucraina e Filippine. Non è l’unico dato confortante, visto che complessivamente sono circa 3mila le procedure pendenti in capo agli enti autorizzati: segno che le coppie desiderose di adottare sono ancora tante. Ma allora che succede? Come si spiega l’inarrestabile black-out delle adozioni?

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Argomenti: Società
Tag: Adozioni Italia
Fonte: Avvenire