Down, il grido d’allarme delle famiglie: «Aiutateci a non scomparire»
Down, il grido d’allarme delle famiglie: «Aiutateci a non scomparire»

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La qualità della vita delle persone con sindrome di Down (Sd) è stata messa a dura prova dalla quarantena. Se tutti abbiamo patito le restrizioni necessarie a contrastare la pandemia, le persone con Sd hanno sofferto per la mancanza di socializzazione e l’interruzione dei percorsi di integrazione scolastica e lavorativa.

Eppure hanno stretto i denti e – con la dedizione delle famiglie e la collaborazione delle associazioni – hanno potuto ripartire con le attività solite, con tanta grinta e abnegazione, ma spesso in maniera ridotta e con tanta fatica: a scuola mancano ancora molti insegnanti di sostegno e molti tirocini e contratti a termine si sono interrotti.

Oggi, in occasione della Giornata nazionale delle persone con sindrome di Down (#gnpd2020), tornano infatti in misura limitata – per le misure anti-Covid – i banchetti e i gazebo sparsi per le piazze (e presso alcune catene commerciali) e organizzati sia da CoorDown onlus (che rappresenta 59 associazioni) sia dall’Associazione italiana persone Down (Aipd, con 54 sezioni) dove, dietro versamento di un piccolo contributo, viene distribuito cioccolato dal commercio equo e solidale. E sono diffuse informazioni sulla vita delle persone con Sd e sulle attività di sostegno svolte dalle associazioni, che vivono oggi mille difficoltà.

Di qui la campagna di CoorDown “Aiuta le nostre associazioni a non scomparire per sempre”, con una richiesta fondi straordinaria. «Noi – spiega Elisa Orlandini, vicepresidente di CoorDown – viviamo di volontariato, soprattutto dei genitori, ma gli operatori vanno pagati, e le convenzioni con enti pubblici sono poche. Se le famiglie hanno risentito dei contraccolpi della pandemia, magari perdendo il lavoro, vengono a mancare le condizioni per appoggiare le attività associative. Anche il supporto delle grandi aziende si è ridotto. Per tante realtà il rischio d’estinzione è alle porte».

Un esempio del lavoro di affiancamento alla crescita delle persone con Sd viene da Down Dadi onlus di Padova. Racconta Elisa Orlandini: «Organizziamo i percorsi verso l’autonomia sin da quando i bambini hanno 9-11 anni, affiancati da supporti educativi adatti alle diverse età. Grazie alla disponibilità di alcuni appartamenti in città (le “case palestra”), i bambini e poi ragazzi e giovani vengono aiutati a rendersi sempre più autonomi fino a quando, in età giovanile-adulta, possono essere indirizzati verso progetti di vita indipendente. Grazie al supporto delle famiglie, abbiamo aperto due appartamenti, Casa Antenore e Casa Petrarca, in centro città, dove vivono in autonomia alcune persone con Sd, con minori o maggiori livelli di autonomia, e la visita più o meno saltuaria di un operatore dell’associazione. Con il lockdown hanno dovuto essere chiuse, con rientro delle persone nelle famiglie di origine: un passaggio destabilizzante. Poi sono state riaperte, con il rispetto di tutte le norme sanitarie anti-Covid, ma molti hanno compiuto passi indietro».

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Argomenti: Società
Tag: Coronavirus disabilità Down famiglia
Fonte: Avvenire