In Africa non solo Covid. «Effetti indiretti tragici»
In Africa non solo Covid. «Effetti indiretti tragici»

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«Essere medico in Africa ti insegna soprattutto il “senso del limite”. Ti espone alla gestione dell’incertezza con risorse, mezzi diagnostici e curativi spesso limitati e, in qualche modo, questo ti stimola a generare risorse interiori diverse e a trovare soluzioni pratiche inaspettate. L’esplosione della pandemia ha sicuramente rafforzato il nostro mandato di promuovere la salute globale e del prendersi cura di tutti, specialmente dei più vulnerabili, per garantire la salute di tutti».

Lo spiega così, il dottor Giovanni Putoto, il senso di una vita che lo ha portato a confrontarsi con le emergenze del mondo. Dall’Uganda al Kosovo, dal Ruanda alla lotta contro l’ebola, e poi la nuova grande battaglia del coronavirus in Etiopia e in altri Paesi, da responsabile Programmazione e Ricerca operativa dell’Ong italiana Medici con l’Africa Cuamm, che a novembre festeggerà 70 anni di storia al servizio dei più deboli.

In Africa il numero di contagiati da coronavirus è pari al 4% della popolazione e oltre il 50% dei casi riguarda il solo Sudafrica. Ma, spiega Putoto, «questi dati vanno presi con cautela, almeno per due motivi: la capacità di fare test è molto limitata (in Etiopia ad aprile la capacità di test era in media di 800 al giorno, ora di 20mila tamponi, mentre in Italia ci aggiriamo attorno ai 100mila tamponi al giorno): inoltre il sistema di notifica delle morti non avviene con sistemi anagrafici attendibili: le nascite, le morti e le cause di morte sono registrate/notificate solo nel 15% della popolazione».

La risposta del sistemi sanitari locali alla pandemia è stata diversificata. «Si passa da Paesi che hanno applicato lockdown molto rigidi come Angola e Uganda a Paesi come la Tanzania dove le misure sono state molto più blande nella fase acuta (metà marzo) per poi sparire completamente – osserva Putoto –. A livello sanitario gli sforzi hanno avuto il duplice obiettivo di dare continuità ai servizi di base, proteggendo il personale sanitario e mettendo in sicurezza le strutture ospedaliere, formazione sulla prevenzione e dotazione di materiale protettivo e presidi di screening e allo stesso tempo di contenimento dell’epidemia con azioni di prevenzione e di fornitura di servizi a livello comunitario». In questo ambito l’impegno iniziale di Medici con l’Africa Cuamm è stato quello di sostenere i 23 ospedali in cui l’Ong opera e molti altri centri di salute, sia attraverso la formazione del personale sanitario che con la fornitura di attrezzature e il rafforzamento delle misure di prevenzione.

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Argomenti: Mappamondo
Tag: Africa Coronavirus lockdown Medici con l'Africa Cuamm sanità
Fonte: Avvenire