Associazione Berardi. Volontari nelle case popolari, ecco come cresce la nuova Milano
Associazione Berardi. Volontari nelle case popolari, ecco come cresce la nuova Milano

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Una storia di solidarietà che va avanti da 25 anni. L’associazione Luisa Berardi, Onlus, nacque nel 1995 nella parrocchia di San Pio V, per un’intuizione di don Paolo Steffano, oggi parroco a Baranzate. L’idea di partenza era di coinvolgere i laici in un’azione di presenza nel quartiere Molise-Calvairate, dove si trova un grande insediamento di case popolari con molti immigrati, italiani e stranieri, e povertà non solo economica.

Si costituì un’associazione laica, autonoma dalla parrocchia, che potesse proseguire nel cammino senza risentire dei cambiamenti di sacerdoti e parroci. Partirono in 100 soci, oggi sono 160.

Partirono, come ricorda la presidente Mariangela Simini, con un doposcuola e un progetto estivo per ragazzini. Oggi hanno la sede in alcuni locali delle case popolari, una volta destinati alle docce comuni, in via degli Etruschi 5. Zona difficile, ma ricca di umanità. Li hanno rimessi a posto con pazienza ma pagano un affitto che non è stato ridotto, nonostante le promesse dei funzionari Aler nemmeno in questo periodo segnato dal coronavirus e dalla difficoltà di mettere in piedi iniziative per raccogliere fondi. Chiamamola sussidarietà a ostacoli.

Celeste Bressi, psicologa, ha fatto tutta la gavetta: da utente a educatrice volontaria, poi è diventata operatrice. Racconta che in questi anni sono stati seguiti tanti ragazzi e molti sono riusciti a superare le difficoltà arrivando al diploma superiore e anche all’università. Doposcuolalaboratori di italiano, ma anche sviluppo degli interessi e della socialità. Lo stare insieme e fare cose interessanti è importante per crescere. Anche organizzare una “gita” in centro a Milano è importante. Questo quartiere non è lontano dal Duomo, ma in tanti non ci vanno mai. Scoprire insieme la città ha un valore, ben più di quanto ci si possa immaginare.

Questo vale anche per le ragazze e le donne, qui in questa zona ce ne sono molte di origina araba. Da una parte è fondamentale che imparino l’italiano e quindi a gestire la loro vita anche nei rapporti con la scuola dei figli, le istituzioni, le relazioni umane. Imparano a stare insieme, anche al di là dell’origine etnica, a parlare tra loro dei problemi concreti che incontrano. Anche a pensare a un futuro personale.

Nessuna rivolta, ma presa coscienza della dignità propria e altrui. Un “movimento umano” che coinvolge anche i mariti. La maggior parte di loro reagisce in positivo, vedendo l’Associazione Berardi come uno “spazio amico”. Si fida e collabora con la crescita di mogli e figlie nella conquista di autonomia. Processi lenti, ma necessari. Che col tempo sgretolano i muri.

Ogni tanto si organizzano delle visite a mostre o a luoghi cittadini, come i Navigli, per gruppi di ragazze di differenti origini. Si organizzano serate per vedere un film insieme. I risultati sono belli e incoraggianti. Crescono insieme amicizia, cultura, creatività e capacità di stare insiemefare comunità.
Negli anni si sono aggiunti anche interventi a sostegno della maternità e della prima infanzia, con anche uno spazio educativo per bimbi piccoli.

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Argomenti: Solidarietà
Tag: Milano solidarietà volontariato
Fonte: Avvenire