L’ultimo cavaliere: un tassista, la generosità, un figlio disabile. Un’intervista tutta da vedere.
L’ultimo cavaliere: un tassista, la generosità, un figlio disabile. Un’intervista tutta da vedere.

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Un pugno in faccia. Alessandro Bellantoni è un tassista romano. Papà di Martina, ventiduenne gravemente disabile, e quel pugno che prendi quando nasce un figlio così «è talmente forte che ti stordisce». Sai anche che «da quel momento la tua vita è cambiata. Completamente». Poi però «metabolizzi, gli vuoi bene forse più di un figlio “normale”. E comincia la battaglia».

Alessandro ha appena ricevuto l’onorificenza di “Cavaliere all’Ordine del Merito della Repubblica italiana” dalle mani del presidente Sergio Mattarella. Perché il 29 aprile scorso, durante il lockdown, a spese sue andò a Vibo Valentia, prese Desy (bimbetta di tre anni) e sua mamma e le accompagnò al Bambino Gesù di Roma per una visita oncologica; il giorno dopo di nuovo sul taxi e di nuovo a Vibo per riportarle a casa. Non potevano permettersi un’ambulanza privata e raggiungere la Capitale in treno o in aereo era impossibile. «Il viaggio d’andata fu duro, la mamma di Desy aveva molta paura. Quello di ritorno uno spasso, dopo due anni a combattere il tumore della piccola, sempre con il sorriso, si erano liberate da un incubo».

L’altro giorno, al Quirinale, Alessandro ha lasciato anche una lettera per il presidente della Repubblica, «credo ancora nello Stato, la disperazione mi ha portato cogliere l’occasione di un giorno così importante», spiega: «Ci sentiamo abbandonati. La gente e le istituzioni devono capire che esistono anche i disabili. Io voglio essere libero di portare mia figlia al supermercato o al parco giochi o sulla spiaggia». Invece non è facile. Per niente. «Dormo tre ore per notte da 22 anni – va avanti -, ma soprattutto abbiamo diritto ad avere tutti i mezzi economici, strutturali, sanitari per poter affrontare meglio una vita che già ci ha puniti ». Seduto nel suo taxi, mostra dei segni sul braccio destro: «Questi sono i segni che mi lasciava mia figlia mordendomi quando la portavo in macchina per farla uscire, perché se a un bambino che ha una grave disabilità grave gli togli le abitudini, lo distruggi».

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Argomenti: Solidarietà
Tag: disabilità Presidente della Repubblica solidarietà
Fonte: Avvenire