La ricerca. Crocifissi, Corani e mazze da cricket. Cosa c’è negli zaini dei migranti?
La ricerca. Crocifissi, Corani e mazze da cricket. Cosa c’è negli zaini dei migranti?

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«Ban Demba, un senegalese di 25 anni, aprì l’armadietto e tirò fuori un sacchetto di plastica da cui estrasse un paio di pantaloncini lunghi fin sotto il ginocchio, che indossò cambiandosi quelli che già portava per potermeli mostrare meglio. “Questi”, mi disse, “sono i pantaloni che avevo quando sono partito da casa. Li indossavo sul barcone col quale sono arrivato in Italia. È l’unica cosa che mi è rimasta. Gli scafisti mi hanno obbligato a gettare il resto e una volta arrivato a Lampedusa ho ricevuto dei vestiti nuovi. Ho buttato quelli che si erano sporcati e rotti durante il viaggio, ma questi pantaloni li ho tenuti”».

Nell’estate del 2016 – al termine del periodo del “grande flusso” siriano –, Luca Pisoni si trova nella residenza Fersina di Trento deciso a scoprire un aspetto finora trascurato negli studi sulle migrazioni. Che cosa contiene lo zaino di chi è costretto a lasciare la propria casa per sfuggire a guerre, persecuzioni, catastrofi naturali, condizioni di vita indegne? Che cosa porta con sé chi deve affrontare interminabili viaggi–calvari attraverso deserti, labirinti urbani, corridoi di mare apparentemente invalicabili? Pochi oggetti e di dimensioni ridotte, è ovvio. Proprio per questo, però, ancora più importanti. Il bagaglio viene riempito solo con quanto viene considerato irrinunciabile. Decifrandolo, si ha accesso al carico di aspirazioni, di ricordi, simboli materiali e spirituali dei migranti. Al loro “bagaglio intimo”.

Ed è proprio Il bagaglio intimo. Gli oggetti dei migranti in viaggio verso l’Europa, il titolo del saggio che Pisoni ha pubblicato per Meltemi Linee (pagine 112, euro 14,00). Una ricerca pionieristica di etno–archeologia delle migrazioni in cui la curiosità scientifica si combina con una forte passione civile. Lo “sbirciare dentro lo zaino” dell’autore, pagina dopo pagina, diventa uno sforzo utile e necessario per ridare sangue, spirito e storia a quanti troppo spesso vengono rappresentati come massa informe. Insieme ai crocifissi appesi al collo o tatuati sul corpo, alle mini Bibbie e ai piccoli Corani infilati nelle tasche, ai bracciali regalati dai propri cari, alle foto dei momenti più felici conservati nello smartphone, irrompe sulla scena la concreta umanità di Tekle, Samba, Nehelè, Sule, Majid, Walid, Rasib e dei molti altri individui incontrati da Pisoni nei treni dal Brennero e nel centro di accoglienza di Trento.

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Argomenti: Migranti
Tag: migranti ricerca
Fonte: Avvenire