Le trappiste arrivano in Portogallo
Le trappiste arrivano in Portogallo

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Nell’Europa che da tempo fa i conti con la secolarizzazione e dove la pratica religiosa continua a diminuire, spunta un germoglio nel segno della fede, fiorito sull’albero millenario della tradizione benedettina. Accade in Portogallo, nelle campagne di Palaçoulo, un villaggio non lontano dal confine settentrionale con la Spagna, dove dieci religiose provenienti dall’Italia daranno vita a una nuova comunità nel monastero di Santa Maria Madre della Chiesa. Appartengono all’ordine femminile cistercense della stretta osservanza – più conosciuto come trappista, il ramo più “rigoroso” della famiglia benedettina – e arrivano dal monastero di Vitorchiano (Viterbo), che negli anni ha generato altre sette fondazioni a Valserena (Grosseto) e in Argentina, Cile, Indonesia, Venezuela, Filippine, Repubblica Ceca. Il 14 ottobre al termine dell’udienza generale papa Francesco le ha salutate.

Il progetto ha preso forma nel 2017, quando il vescovo della diocesi di Braganca- Miranda, José Cordeiro, ha espresso alla badessa di Vitorchiano, Rosaria Spreafico, il desiderio di ospitare un luogo centrato sulla vita contemplativa e sulla liturgia che testimoniasse la presenza viva e feconda di Cristo. La tradizione monastica ha radici profonde nella storia del Portogallo, ma sono passati ormai 130 anni dall’edificazione dell’ultimo monastero e quello di Palaçoulo sarà il primo appartenente alla tradizione trappista. Alla richiesta del vescovo, presentata nell’anno centenario delle apparizioni di Fatima, si è aggiunto un segno provvidenziale: su proposta del parroco, i contadini di Palaçoulo hanno regalato alcuni appezzamenti dei loro terreni per un’estensione totale di 28 ettari, destinati a diventare il luogo in cui sarebbe sorto il monastero.

La costruzione è ancora in corso sotto la direzione dell’architetto Pedro Calado di Lisbona che ha progettato un complesso che potrà ospitare quaranta religiose, ma già alla fine di ottobre le dieci “fondatrici” andranno a vivere nella foresteria ormai ultimata. Da tempo a Vitorchiano hanno cominciato a pregare insieme in lingua portoghese e lavorano al perfezionamento del progetto. Sono una squadra eterogenea per età – dai 36 anni di suor Alice agli 83 di suor Augusta – e competenze: c’è chi si occuperà della liturgia (una dimensione molto curata nella tradizione trappista), della musica, della traduzione in lingua portoghese degli inni di Vitorchiano (recitati e cantati anche in molti luoghi lontani dalle mura dei monasteri), di attività agricole e artigianali.

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Argomenti: Chiesa nel mondo
Tag: #suore Italia Portogallo
Fonte: Avvenire