Bloccati all’estero 500 bimbi italiani adottati
Bloccati all’estero 500 bimbi italiani adottati

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Ci sono 500 bambini italiani che attendono di sbarcare nel nostro Paese per abbracciare le loro nuove famiglie. Il viaggio dall’Asia, dall’Africa o dall’America latina in questo tempo di pandemia non è dei più agevoli. Ma questi piccoli, italiani a tutti gli effetti perché le pratiche adottive sono concluse per la maggior parte di loro, hanno il diritto di essere aiutati insieme ai loro genitori. Va premiato il coraggio di tante madri e tanti padri disposti ad affrontare costi e sacrifici che non è mai semplice quantificare. Va riconosciuto il valore civile e sociale di un gesto che va ben oltre l’ambito familiare.

Va sostenuta la volontà di queste famiglie di aiutare bambini problematici, special needs secondo la definizione tecnica, come capita sempre più spesso nell’adozione internazionale, non con qualche sostegno episodico, ma aprendo per sempre le porte di casa, la scelta più impegnativa, dove risuona un ‘per sempre’ che oggi fa tanta paura. «Siamo in attesa ormai da settimane, ma sembra che non ci siano segnali incoraggianti», spiega Valeria R. che con il marito Giorgio ha già adottato sette anni fa in Cina un bambino che oggi ha 9 anni. A gennaio 2020 la Cai (Commissione adozioni internazionali) ha comunicato loro l’abbinamento con un bambino di 2 anni e mezzo. Per completare l’adozione sarebbe stato necessario raggiungere la Cina. Poi l’emergenza Covid ha fatto saltare ogni progetto.

Nelle stesse condizioni ci sono altre 36 famiglie, tutte con un nuovo figlio cinese. E altre decine attendono di poter partire per Filippine, Colombia, India, Russia e verso altri Paesi dove ci sono bambini italiani – circa 500 secondo una stima che arriva dagli enti autorizzati – che per le famiglie adottive sono già figli a tutti gli effetti, perché a lungo cercati, attesi, voluti. Non poche famiglie hanno avviato le pratiche adottive 5 o 6 anni fa e versato cifre che vanno dai 15 ai 30mila euro.

Chi tutela queste fatiche e queste speranze sospese? Gli enti autorizzati per le adozioni internazionali – nel nostro Paese sono 47 – si dichiarano impotenti. La Cai ha pubblicato sul proprio sito un comunicato in cui si spiega di aver avviato «contatti con le principali Autorità centrali europee che hanno espresso analoghe difficoltà in materia di visti e voli» e si sta valutando la possibilità di avviare «una interlocuzione unica».

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Argomenti: Mappamondo
Tag: Adozioni bambini famiglia
Fonte: Avvenire