Addio Gaetano, “Capitano coraggioso” che lottava con la Sla
Addio Gaetano, “Capitano coraggioso” che lottava con la Sla

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La vita di Gaetano, stava già dentro un pezzo di carta, in una sua struggente poesia scritta da ragazzo, Cercando l’azzurro che comincia così: «Un volo al di là del mare» e si chiude con un doloroso presagio: «Pensavo di trovare la pace tra la gente, ma mi sono accorto che vola alta nel cielo». In tempo di Covid si sa, si muore sempre più soli, nel silenzio di queste città deserte. Ma il senso di abbandono che può provare un malato di Sla nessuno lo può spiegare, se non il malato, che però, fermo immobile nel suo letto, a volte non dispone neppure dell’unica finestra aperta sul mondo per comunicare, il pc. Gaetano fino all’ultimo quella finestra l’ha tenuta sempre spalancata, e da lì sognava di tuffarsi ancora nel mare azzurro e trasparente del suo Salento (era nato a Calimera). Gaetano Fuso è volato via per sempre domenica scorsa, a soli 44 anni. È spirato in un silenzio dignitoso, rotto dall’omelia del suo amico don Luigi Ciotti che ha officiato i funerali.

«Gaetano era uno sportivo, non uno dei tanti calciatori italiani che sono morti di Sla, ma un ex nuotatore e bagnino della Polizia di Stato. Operava nel laboratorio della Polizia Scientifica di Galatina quando la malattia si è manifestata, era il febbraio del 2014. Da oltre sei anni combatteva contro la Sla, si dice così, ma è una lotta impari contro questo Morbo ancora senza soluzione scientifica. L’acqua era da sempre il suo elemento naturale. L’acqua delle piscine e quella del mare, poi ha scoperto sulla sua pelle, che sono le uniche dimensioni in cui un malato di Sla si riappropria di uno spruzzo di normalità. Un’esistenza liquida in cui riuscire a restare a galla, e a “percepire”, almeno il tempo di un bagno, il proprio corpo, che è completamente staccato da queste anime belle.

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Argomenti: Storie
Tag: nuoto Sla sport
Fonte: Avvenire