Roma, dove la pandemia sociale crea poveri anche in pieno centro storico
Roma, dove la pandemia sociale crea poveri anche in pieno centro storico

Condividi:

Non ci sono solo gli anziani delle Rsa, i giovani della movida, i medici eroici. Il Covid-19 miete vittime anche tra chi si salva dal contagio, ma non dai contraccolpi sull’economia. Chi prima riusciva ad arrivare a fine mese, ma ora sta scivolando in basso. Sono i nuovi poveri della pandemia sociale per cui nessuno cerca un vaccino. Come Eleonora, cinque figli piccoli, una madre invalida e un lavoro precario, non abbastanza povera da meritare un aiuto dai servizi sociali. O Vito, camionista disoccupato con moglie e figlio invalidi. O gli altri che Emergency sta aiutando con pacchi viveri settimanali. Poveri che non ti aspetti, perché magari vivono in pieno centro storico e facevano volontariato. Prima.

L’Ong, nata per soccorrere le vittime delle guerre, già dal 2006 è attiva anche in Italia per curare categorie fragili. Molti immigrati, «ma anche i tanti italiani che non possono pagare 700 euro di ticket per una protesi dentaria», spiega Pietro Protasi, uno dei responsabili dei volontari di Emergency, mentre carica scatoloni in macchina nel magazzino al Tiburtino. Per ascoltare le vittime della pandemia sociale vale la pena di fare un giro con chi ogni settimana porta viveri e prodotti per l’igiene a 500 famiglie romane, 1.200 a Milano, 200 a Napoli, 70 a Piacenza.

Prima tappa a via Crescenzio, dietro Castel Sant’Angelo. A Eleonora Souvlis, 42 anni, toccano due scatoloni. Ha cinque figli da 4 a 14 anni, la madre invalida, un lavoro da pasticciera alle spalle, come gli anni di doposcuola volontario con bambini ora brillantemente laureati. La vita è sempre più in salita, per lei. Al mantenimento dei primi due figli contribuisce l’ex marito. Col papà degli altri tre c’è una causa al tribunale dei minori da oltre quattro anni: per maltrattamenti potrebbero togliergli la patria potestà. «Fargli causa per gli alimenti? E chi ha i soldi per gli avvocati?», dice Eleonora. «I 5mila euro del processo in corso – spiega – me li hanno dati tre amici. Lavoravano nel mondo dello spettacolo, ora sono disoccupati pure loro».

E i servizi sociali? Il reddito di cittadinanza che “ha eliminato la povertà”? «Il mio Isee è troppo alto. La casa in cui viviamo è di mia madre, pensionata. Ma pago ogni anno migliaia di euro tra condominio e lavori, come ovunque qui a Prati in questi palazzi storici. No, per lo Stato non siamo poveri». Eleonora non sta con le mani in mano. Tre volte a settimana attraversa Roma per fare pulizie. «Due servizi li ho persi per il lockdown. Una stava per farmi il contratto… Ma quello che guadagno va tutto a una signora che mi tiene i bambini quando non ci sono, era cameriera in un ristorante, ha perso il lavoro per il Covid». A Eleonora converrebbe non lavorare e stare coi figli: «Ma per i servizi sociali sarei una madre inattiva. E potrebbero portarmeli via».

Continua a leggere

Argomenti: Solidarietà
Tag: Coronavirus Emergency pandemia povertà Roma solidarietà
Fonte: Avvenire