Cunial, al via la causa di beatificazione del giuseppino ucciso in Albania
Cunial, al via la causa di beatificazione del giuseppino ucciso in Albania

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Padre Ettore Cunial era giunto in Albania meno di un anno prima, il 19 novembre 2000, quando aveva 67 anni, e si era gettato anima e corpo in quella missione tra i poveri e i giovani, prima a Fier e poi a Durazzo, in un Paese che si stava lentamente risollevando dai decenni di dittatura atea e comunista. Aveva l’abitudine di portare il Santissimo Sacramento in una teca al collo, un po’ per non lasciarlo incustodito, in quella Casa Nazareth che non era certo una fortezza, un po’ perché gli recava conforto, lui che era anche esorcista e aveva avuto a che fare con persone possedute.

E proprio durante un esorcismo, anni prima, a Cefalù, si era sentito minacciare con un misterioso «Ti aspetto a Tirana». La sera dell’8 ottobre 2001, nel giorno del 50º anniversario dei primi voti nella Congregazione dei Giuseppini del Murialdo, fu trucidato con 17 coltellate nella casa di Durazzo da un giovane di 17 anni che padre Ettore aveva aiutato. La teca che portava al collo si aprì e la particola consacrata si sciolse nel sangue del religioso. Era l’unico oggetto che aveva addosso insieme alla corona del Rosario, come ha ricordato in tribunale il procuratore, musulmano, che davanti ai giudici chiamati ad esprimersi sull’omicidio ha elogiato a lungo la figura e l’opera del missionario.

Un assassinio che lo stesso autore inizialmente non ha saputo spiegare, per poi raccontare di essere stato sobillato da un parente che aveva insinuato che il religioso approfittasse di sua madre, mentre invece portava solo aiuto. Lo scorso 8 ottobre, nel 19º anniversario della morte, il vescovo George Frendo ha aperto a Tirana il processo di beatificazione di padre Cunial. «Se dovessi definirlo in due parole come l’ho conosciuto, potrei dire solo che era un missionario vero – ha affermato –. Pieno di zelo per comunicare la Parola di Dio, si “inculturò” per poter proclamare Cristo nella lingua di questo popolo. Non era giovane eppure la sua età non gli impediva di fare ogni sforzo per imparare la difficile lingua albanese. Né di andare a piedi dove lo zelo pastorale lo obbligava ad andare».

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Argomenti: Missioni
Tag: Albania missionari testimoni Tirana
Fonte: Avvenire