Aldo Moro, un giovane padre della patria
Aldo Moro, un giovane padre della patria

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Moro è l’unico statista del Novecento che abbia la forza di suscitare per memoria una sembianza di estasi intellettuale. È stato giovane come tutti, come pochi lo è stato nell’animo di politico, in sintonia con l’essere autentico democratico e autentico cristiano, fino al compiersi della sua giornata terrena. Non ha dato un pensiero alla Dc, ma ha fatto della Dc un pensiero che sopravvive alla scomparsa del corpo politico democristiano. Nel prendersi carico della realtà, vedendo in essa la perenne dinamica del cambiamento, ha disapplicato la grammatica dell’ideologia. Il moroteismo è l’esperienza dell’equilibrio, la sua celebrazione concettuale, allegoricamente il suo motore di ricerca.

Ogni programma, se ambisce a diventare fatto politico, deve mirare alla ricerca del fecondo motivo di conciliazione tra principi, opportunità e consenso. Da ciò l’impegno a tenere insieme identità e mediazione, autonomia e confronto, l’essere in sé e l’essere per il mondo: orizzonte, tutto questo, di una politica pervasa di autentica cultura delle alleanze. Cresciuto in un contesto che recava in grembo il de profundis della Patria, ha resistito all’impulso della recriminazione. Infatti, quando il tempo della gioventù era appesantito dal dolore, con la speranza bisognosa essa stessa di speranza, il giovane Moro non cedeva alla tentazione di commiserare un’Italia in ginocchio, prostrata dalla dittatura e dalla guerra, umiliata nella sconfitta provvidenziale del sogno imperiale fascista.

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Argomenti: Cultura
Tag: Aldo Moro cultura storia
Fonte: Avvenire