#iononpossostareacasa: chi non dimentica gli “invisibili” di Roma
#iononpossostareacasa: chi non dimentica gli “invisibili” di Roma

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Si avvicinano, non riescono ad aspettare il loro turno. Escono da cartoni, da qualche tenda o spogliandosi dei teli di plastica nei quali sono avvolti per renderla più difficile a freddo e umidità. Non hanno una casa. Hanno fame. Hanno paura e devi capirlo. Sporchi. Induriti. Malandati. Con le speranze accartocciate e buttate via da un pezzo. Tanti. Un centinaio, anzi negli ultimi due o tre giorni sono 30 o 40 in più solamente dentro e intorno piazza San Pietro. Quasi mai giovani, italiani e stranieri, nessuna differenza. Anche qualche donna dell’Est, oltre i sessanta, che ha perso il lavoro da badante. Tutti soli: prima, durante, dopo questo virus. E se molti hanno problemi di salute, non si sa dove possano andare.

Nira ha vent’anni e Irene 19, stasera è la loro prima volta. «Per me è importante essere qui, sento la necessità di fare qualcosa per la società, così da fare anche del bene a me e soprattutto agli altri, che cerchiamo di aiutare in questo momento di bisogno», dice Irene prima di cominciare il giro. E Nira: «Sono qui per rendermi utile adesso, per dire agli altri che ci siamo, sempre». La loro prima volta con i volontari della Comunità di Sant’Egidio che portano cibo ai clochard.

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Argomenti: Solidarietà
Tag: clochard Comunità di Sant'Egidio Coronavirus Roma volontariato
Fonte: Avvenire