Coronavisrus. Oropa: anche vuoto, il santuario è un segno
Coronavisrus. Oropa: anche vuoto, il santuario è un segno

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C’è un filo invisibile a tenere unita l’Italia. Un legame profondo che cresce nell’intreccio delle ansie, delle preoccupazioni, delle incognite figlie del tempo che viviamo. Attese e speranze che ieri sera sono diventate preghiera. Perché erano certamente tante, tantissime, le famiglie che hanno accolto l’invito della Cei a recitare il Rosario in casa. La corona della preghiera in mano, sulle finestre un drappo bianco o una candela accesa. Per chiedere alla Vergine la strada che porta a Cristo, luce che illumina anche la notte più nera. Del resto è esperienza quotidiana, quando la paura cresce, quando l’angoscia toglie il sonno, si corre dalla madre, si cerca rifugio nel suo abbraccio. In situazioni come quelle che stiamo vivendo – spiega don Michele Berchi, rettore del Santuario di Oropa, nella diocesi di Biella – «si diventa più realisti, non ci è permesso di essere distratti, capiamo la condizione in cui siamo sempre, anche se non ce n’è accorgiamo. Cioè la nostra dipendenza, il fatto che tutto quello che abbiamo e siamo, lo riceviamo da qualcuno. Potrebbe sembrare un’ipocrisia rivolgersi a Dio, alla Madonna e a san Giuseppe nelle difficoltà ma in realtà è il contrario. Si è ipocriti quando ci pensiamo autonomi e creatori di noi stessi». Si potrebbe dire che in giorni come questi riscopriamo di essere creature. «Esattamente – aggiunge il rettore del santuario piemontese, dove il prossimo 30 agosto si ripeterà l’Incoronazione della Madonna, che dal 1620 avviene ogni 100 anni –. Oggi siamo messi nelle condizioni di capire che non ci salviamo da soli, contando solo su noi stessi».

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Argomenti: Chiesa in Italia
Tag: Coronavirus Madonna Oropa Santuario
Fonte: Avvenire