Coronavirus. Don Patriciello: “È bellissimo sentire il Papa così vicino”
Coronavirus. Don Patriciello: “È bellissimo sentire il Papa così vicino”

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Venerdì 27 marzo, la Chiesa vivrà un “momento di grazia straordinario”: Papa Francesco, alle ore 18, presiederà un momento di preghiera sul sagrato della basilica di San Pietro, con la piazza vuota per elevare a Dio una supplica, in un periodo particolare, “dove il mondo è in ginocchio per la pandemia”, e “vivere con fede e speranza questo tempo di sofferenza e paura”. Al termine il Santo Padre darà la Benedizione Urbi et Orbi, a cui sarà annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria. Con don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, nella cosiddetta Terra dei fuochi, riflettiamo su quest’ora difficile che vive il mondo, dalla prospettiva di una Regione, la Campania, che vive con molta ansia l’avanzare del contagio.

Don Maurizio, in queste ore di sconforto quanto sono importanti questi momenti di preghiera con il Santo Padre?

È bellissimo sentire il Papa così vicino a tutti quanti noi in questo momento, abbiamo bisogno di guardare verso di lui, credenti e non credenti di buona volontà. Anche se stasera il Papa si affaccerà su una piazza vuota, sappiamo che quella piazza sarà strapiena, forse più piena di quando Giovanni Paolo II teneva a San Pietro i momenti più importanti del suo pontificato: penso al Giubileo del 2000.
Papa Francesco sa che in questo momento tante persone soffrono non solo nel corpo, ma che a livello psicologico tante persone più fragili cominciano a cedere e hanno bisogno di trovare in lui il padre buono che intercede presso il Padre dei cieli. Questo da un punto di vista squisitamente umano e psicologico. Dal punto di vista spirituale, sappiamo l’importanza della preghiera: Gesù ha detto che quando le persone si mettono insieme a pregare succede sempre qualcosa di grande. Stasera con il Papa pregherà la Chiesa in tutto il mondo e ci aspettiamo che il Signore intervenga. Qualche teologo cristiano manifesta una difficoltà di fronte al fatto che tutti noi sacerdoti stiamo celebrando messe on line, sostenendo che questa insistenza nella preghiera nasca dall’idea che l’epidemia è un castigo di Dio e attraverso la preghiera chiediamo che ritiri il castigo.

(Foto Vatican Media/SIR)

E lei che ne pensa?

Non è vero, non è questa la chiave di lettura: questo virus che ci sta tormentando non è un castigo di Dio, ma Gesù ci ha invitato a pregare: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto”. Gesù ci ha detto di camminare sulle acque quando umanamente è impossibile farlo, domenica prossima il Vangelo ci racconterà di un morto che tornerà in vita e Gesù che piange con le sorelle di Lazzaro condividendo il loro dolore.

Dio non ci ha certamente castigati ma è accanto a noi a sopportare questa tragedia.

E nel Vangelo dell’Annunciazione, l’Angelo prima di andare via da Maria le ricorda che a Dio nulla è impossibile. La Chiesa chiede e Dio ascolta sempre le nostre preghiere anche se le Sue risposte non sono come noi magari le avremmo volute. Noi continuiamo a pregare. Farlo insieme al Papa è una grazia immensa. Abbiamo bisogno di lui, dei nostri vescovi, che stamattina saranno nei nostri cimiteri, anche il mio in quello di Aversa, per pregare per i nostri defunti.

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Argomenti: Chiesa in Italia
Tag: Coronavirus Maurizio Patriciello Papa Francesco preghiera
Fonte: SIR