Marche: un territorio già provato dal terremoto ora affronta il Coronavirus
Marche: un territorio già provato dal terremoto ora affronta il Coronavirus

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Mentre la memoria ripercorre le immagini di un anno fa, quando papa Francesco fece visita al Santuario di Loreto tra la folla festosa, il 25 marzo, nel giorno in cui la Chiesa celebra la solennità dell’Annunciazione del Signore, vedere quella piazza vuota e le funzioni religiose trasmesse in sola diretta streaming dalla Santa Casa (www.santuarioloreto.it) provoca nelle Marche quel pugno allo stomaco che colpisce l’Italia intera.
Isolati ma non distaccati nei cuori, distanti ma vicini nella speranza che da questa Quaresima tribolata e inaspettata potrà rinascere, forse, un’umanità migliore.
Questo è il ‘messaggio’ che riecheggia da un terra turistica e operosa, già fortemente provata dalla crisi economica prima e dal sisma del 2016 poi. I numeri parlano chiaro e destano preoccupazione: troppi i casi di contagio in rapporto agli abitanti. Non si arresta però quello spirito di determinazione che ha sempre caratterizzato queste zone e che continua a svelare i suoi tratti genuini a partire dalle “voci” di chi, in queste settimane, affronta l’emergenza in prima linea.

I vescovi uniti, il conforto nasce dal “mistero di Dio”.
Oltre a quella lauretana, che ha visto i vescovi delle Marche concordi nel condividere la festività tramite i mezzi di comunicazione, con un atto di affidamento alla protezione della Beata Vergine in questo periodo di dolore,
non mancano, nelle singole diocesi e parrocchie, le iniziative volte a creare una “rete” spirituale ancora più fitta.
La Chiesa di Pesaro è quella che, inevitabilmente, paga il prezzo più alto. L’arcivescovo Piero Coccia, interpellato dal Sir anche in veste di presidente della Conferenza episcopale marchigiana, ha scritto una supplica alla Madonna delle Grazie, che nel 1855 salvò il popolo dal colera. “Le persone hanno riscoperto il significato della preghiera – commenta – perché, nella vulnerabilissima, fragile e precaria condizione umana, il mistero dell’uomo non può fare a meno del mistero di Dio”. In città si respira la paura, ma i sacerdoti non smettono di proporsi, coraggiosamente, come punti di riferimento per i fedeli, specie di fronte all’impossibilità di celebrare le esequie per i defunti. L’indicazione, nel rispetto delle disposizioni governative, è di pregare in famiglia, per chi è venuto a mancare e per chi resta ad affrontare la battaglia più terribile. Con lo sguardo rivolto alla Pasqua imminente. “Come Pastori recepiamo gli orientamenti appena pervenuti dalla Cei, sulla base del decreto elaborato dal dicastero vaticano del Culto Divino con le “indicazioni generali” da seguire nell’organizzazione dei riti per la Settimana Santa – conclude Coccia – e, come cristiani, siamo consapevoli che ci attende un ulteriore sacrificio: dopo il calvario, però, sappiamo che Cristo è risorto”.

 

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Argomenti: Salute
Tag: #Terremoto Coronavirus Marche
Fonte: SIR