L’archivio di Pio XII sarà utilizzabile anche in forma digitale
L’archivio di Pio XII sarà utilizzabile anche in forma digitale

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Tanti studiosi, una sessantina circa, provenienti da tutto il mondo si sono recati questo lunedì al portone di Sant’Anna in Vaticano per accedere poi per primi a una miniera di documenti custoditi nell’Archivio apostolico Vaticano (Aav) dedicati al lungo pontificato di Pio XII (1939-1958). Un materiale che custodisce e racconta i 19 anni di pontificato di Eugenio Pacelli (il più lungo in periodi recenti dopo quello di quasi 27 anni di Giovanni Paolo II) attraverso la catalogazione di sedici milioni di fogli, più di 15 mila buste e 2.500 fascicoli riordinati nell’arco di questi ultimi 13 anni grazie al lavoro certosino compiuto dagli officiali e studiosi dell’Archivio apostolico vaticano, guidato dal prefetto il vescovo barnabita genovese Sergio Pagano.

Ma sempre da questo 2 marzo per volere di papa Francesco è possibile accedere quasi in “contemporanea” all’Archivio Storico della sezione per i rapporti con gli Stati per consultare tutti i documenti inerenti al pontificato pacelliano. Una mole di documenti e di carte – che sono stati, tra l’altro la principale fonte di documentazione di indagine attorno all’iter della causa di beatificazione di Pio XII condotta dal gesuita Peter Gumpel e in anni recenti del domenicano Ambrosius Eszer – che ha spinto a realizzare una parziale digitalizzazione di questo archivio. Che da ora si potrà consultare da appositi computer collocati nella sala Pio XII all’interno della Torre Borgia messi a disposizione per circa 20 utenti.

Ad anticipare le principali novità di questo «progetto di digitalizzazione» incominciato «dieci anni fa» sotto papa Benedetto XVI è stato il direttore dell’Archivio storico della Segreteria di Stato, sezione Rapporti con gli stati, il belga Johan Ickx su le colonne de “L’Osservatore Romano” e sul sito “Vatican News”. «Una grande sfida tecnologica per l’Archivio Storico che si è trovato ad ideare gli scenari di crescita e adattamento nella lunga distanza pensando a degli apparati hardware e software in grado di supportare la notevole mole di documenti. – scrive lo storico belga – A tal proposito si è architettato e sviluppato un software con quale il fascicolo digitalizzato, come unità archivistica più piccola, viene interfacciato con un inventario. 1.300.000 documenti digitali, che saranno progressivamente completati con altri più di 700mila documenti, per un equivalente di circa 323 metri lineari».

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Argomenti: Santa Sede
Tag: Archivio segreto vaticano digitale ebrei Pio XII storia
Fonte: Avvenire