Coronavirus e sisma: il doppio calvario delle popolazioni terremotate
Coronavirus e sisma: il doppio calvario delle popolazioni terremotate

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“Mio Dio, mio Dio perché mi hai abbandonato?”: l’invocazione di Gesù crocifisso sul Golgota risuona oggi più viva che mai nel Calvario delle genti terremotate del Centro Italia. Una Via Crucis cominciata il 24 agosto 2016 – con le scosse di terremoto che si sono poi ripetute, due mesi dopo, il 30 ottobre, e il 18 gennaio 2017 – e ‘raddoppiata’ in questi primi mesi del 2020 con la diffusione del coronavirus che sta seminando ovunque angoscia e paura. I timidi germogli di una lenta ricostruzione gelati da una inattesa pandemia.

Norcia. “È un doppio Venerdì Santo quello che stiamo vivendo in questa Settimana Santa” dichiara al Sir l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo. “Abbiamo sperimentato il terremoto ora dobbiamo fronteggiare un nemico subdolo come il Coronavirus che ci fa sentire ancora più vulnerabili e indifesi perché si sovrappone ad una situazione già fragile fatta di solitudine e isolamento”.

“Dopo quasi 4 anni sono circa 1.700 – ricorda l’arcivescovo – le persone ancora fuori casa e accolte in abitazioni provvisorie, con la difficoltà di realizzare anche minime opere senza infrangere leggi e decreti, costrette ad affrontare ogni giorno la fatica di vivere in un territorio che si sta spopolando di giovani, famiglie, aziende e servizi”.

Il timore adesso è che “la giustissima attenzione all’emergenza in corso possa distogliere dal tema della ricostruzione che non è solo strutturale ma anche sociale e umana”. Il peso di questa doppia Via Crucis è tutto racchiuso nella domanda della gente della Valnerina: “se Cristo ha vinto la morte perché non interviene?”. La risposta a questa Via Crucis è affidata sempre a Cristo che, ricorda mons. Boccardo, “offrendo la sua vita ci insegna a donarla a nostra volta. Pensiamo ai tanti sanitari, volontari, forze dell’Ordine, semplici lavoratori di tanti settori che si stanno sacrificando per noi. Dobbiamo essere veicoli di vita anche se ci costa rinunce e restrizioni. Questo può essere per noi tutti, semplici cittadini o responsabili della vita pubblica, un tempo di apprendistato alla responsabilità e alla cura del bene comune”.

foto SIR/Marco Calvarese

Amatrice. Dalla Valnerina ai monti della Laga, verso Amatrice, Accumoli. “Piove sul bagnato. Viviamo un momento doppiamente sospeso – afferma al Sir il vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili -. Aspettiamo ancora che parta la ricostruzione. La nomina, a febbraio scorso, di un nuovo commissario straordinario sembrava essere l’inizio di una fase nuova volta alla semplificazione delle procedure. Speriamo che, appena terminata questa emergenza, la ricostruzione possa diventare un volano della ripresa”.

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Argomenti: Chiesa in Italia Spiritualità
Tag: #Terremoto Coronavirus Via Crucis
Fonte: SIR