Coronavirus. I bambini in quarantena e l’urgente bisogno della “fase due”
Coronavirus. I bambini in quarantena e l’urgente bisogno della “fase due”

Condividi:

Federica non vuole più scendere con sua mamma in cortile, a giocare con le bambole sull’erba. L’ultima volta – il quartiere è residenziale, al cuore di Milano – dai balconi la gente s’è affacciata urlando: «Via i bambini, ci portate il virus. Basta, siete giù tutti i pomeriggi!». La madre ha risposto a tono, ma Federica è scoppiata a piangere: «Ma cosa faccio di male, mamma?».

Dall’altra parte della città, alla periferia di Quinto Romano, Marco invece scende senza le proteste dei vicini. Ma il pallone resta all’angolo, lui si siede sul muretto e da qualche giorno continua a ripetere: «Papà, la gente può uscire per andare a fare la spesa e lavorare e io non posso tornare a scuola o a giocare con i miei amici, questo non è giusto». «Marco, senza mangiare e senza lavorare non possiamo vivere» gli risponde il padre. «Ma anche io non posso vivere, senza la scuola e gli amici» protesta lui.

Sradicati improvvisamente da ogni tipo di relazione sociale, messi in secondo piano rispetto allo jogging e ai cani, accusati persino di far ammalare i nonni: dei figli d’Italia – 8 milioni di cittadini sulle cui gambe dovrà reggersi la ricostruzione del Paese nei prossimi dieci o quindici anni – alla vigilia della “fase 2” non parla nessuno.

Fatta eccezione per la ministra della Famiglia Elena Bonetti, che di «ora d’aria per i bambini» è tornata a parlare anche ieri, ricordando come sia «un diritto fondamentale dei più piccoli poter vivere la loro infanzia». Una precisazione che ha dell’incredibile, non fosse che da ormai due mesi i piccoli sono confinati nelle case 24 ore su 24 senza prospettive e senza progetti per il loro futuro. Molti chiusi in se stessi, angosciati, apatici.

Continua a leggere

Argomenti: Società
Tag: bambini Coronavirus quarantena scuola
Fonte: Avvenire