Coronavirus. Il “pellegrinaggio” dei volontari dell’Unitalsi
Coronavirus. Il “pellegrinaggio” dei volontari dell’Unitalsi

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Come un pellegrinaggio quotidiano che continua, anche se tutto è chiuso. Tutto è fermo. Persino Lourdes, con quella speranza di tornare presto alla grotta di Massabielle, vero obiettivo di tanti malati. Il racconto del coronavirus, visto dai volontari dell’Unitalsi, è il racconto di una prossimità che continua, anzi che si rafforza verso le persone più fragili. Nonostante il Covid-19 abbia reso impossibile il trasporto e l’assistenza dei malati al santuario francese (missione originaria dell’associazione), nonostante perduri la chiusura del santuario mariano d’Oltralpe, gli iscritti di tutta Italia non sono rimasti a guardare e hanno trovato un nuovo modo di stare accanto agli ultimi.

In molti stanno realizzando mascherine, cuffie e gambali destinati agli ospedali in emergenza. Un’opportunità nata dalla riconversione delle ‘botteghe diverse’, i laboratori artigianali per lo sviluppo dell’autonomia in cui i volontari insegnano ai ragazzi disabili a realizzare prodotti. Quasi tutti i volontari dell’Unitalsi in grado di dare una mano stanno offrendo il loro contributo per arginare i disagi creati dalle misure di distanziamento, in coordinamento con le autorità territoriali, le Caritas e la Protezione civile. C’è chi si mette a disposizione per la raccolta e la distribuzione di viveri, oppure assiste i malati non autosufficienti e gli anziani. Centinaia le telefonate che i volontari fanno ogni giorno alle persone sole, per ascoltare le loro esigenze o soltanto per un po’ di compagnia. Ci sono poi i servizi sparsi su tutto il territorio nazionale che non possono essere fermati: le case famiglia, la rete di accoglienza dei genitori dei bimbi malati in degenza, l’assistenza ai migranti e alle vittime di violenza. Con la riattivazione dei progetti sospesi del Servizio civile, dalla settimana scorsa sono tornati in campo anche i 200 ragazzi iscritti all’associazione. Per Pasqua, solo nel Lazio, sono state distribuite mille colombe e ogni sezione regionale ha fatto in modo che a nessuno tra i bambini assistiti mancasse un uovo di cioccolato. Il fatto è che, come molte realtà non profit, anche l’Unitalsi resiste a fatica alle conseguenze del lockdown.

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Argomenti: Associazioni e Movimenti
Tag: Coronavirus malati pellegrini Unitalsi volontariato
Fonte: Avvenire