Il virus e la strage tra gli anziani: un Paese fragile se non pensa a loro
Il virus e la strage tra gli anziani: un Paese fragile se non pensa a loro

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Una conversione di rotta della società per un’attenzione “vera” alle esigenze degli anziani, che non si limiti a rabbia e commozione. È il frutto che si spera emerga dall’analisi sulle circostanze che hanno permesso al Covid–19 di colpire tanto duramente la popolazione più anziana, causando la sofferenza e la morte di un gran numero di persone, negli ospedali e soprattutto nelle Residenze sanitarie assistenziali (Rsa).

«Negli ultimi 50 anni l’età media si è allungata di una ventina d’anni – osserva Roberto Bernabei, direttore del Dipartimento di Scienze dell’invecchiamento dell’Irccs Policlinico Gemelli di Roma –. E continuiamo a guadagnare circa tre mesi ogni anno. Ma questo dato non ha provocato riflessioni nella società e nella politica. L’istituzione del Servizio sanitario nazionale nel 1978 ha trascurato proprio l’aspetto dell’invecchiamento. Dagli anni Ottanta con i miti dell’edonismo fino all’entusiasmo per il nuovo millennio, complice la televisione commerciale, abbiamo guardato sempre solo al successo, al fascino della gioventù e del benessere, trascurando che siamo diventati il Paese più vecchio del mondo con il Giappone: oggi un italiano su quattro ha più di 65 anni. Ma si è mai sentita una campagna elettorale che guardi alle esigenze di economia, sanità, tempo libero di questo 25% di cittadini?» «Sono state riservate poca attenzione e poche risorse agli anziani – conferma fra Marco Fabello, direttore della rivista “Fatebenefratelli” –. Anche il sistema della Rsa pesa soprattutto sulle famiglie, che devono pagare non poco. E quindi ci finiscono soprattutto coloro che hanno problemi di salute tali che non riescono a essere gestiti a casa».

Infatti, riferisce Bernabei, «solo il 2% degli over 65 è ricoverato in Rsa, poco più di 300mila persone. Tipicamente le persone più fragili, con età media di 85 anni e al 60% con problemi di demenza». «Nelle Rsa, che non sono ospedali, si svolge una vita in comunità di persone particolarmente fragili – aggiunge Pierantonio Muzzetto, coordinatore della Consulta deontologica della Fnomceo, la Federazione degli Ordini dei medici –. Forse all’inizio può esserci stata un po’ di sottovalutazione corale, non si conosceva la forza della diffusione virale. Ma mai è venuta meno la professionalità dei medici e degli operatori sanitari nell’assistere le persone, indipendentemente dall’età, non seguendo indicazioni che, in altri Paesi, tendono a limitare o escludere dalle cure chi è sopra una certa soglia anagrafica o clinica. E l’abnegazione è confermata dai tanti medici che si sono ammalati, pagando di persona».

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Argomenti: Società
Tag: anziani Casa di riposo Coronavirus
Fonte: Avvenire