Brasile. Nell’inferno dell’Amazzonia la tempesta coronavirus è all’inizio
Brasile. Nell’inferno dell’Amazzonia la tempesta coronavirus è all’inizio

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«Scusi la voce, mi sto riprendendo ora. Ho avuto la febbre alta per una settimana. Covid? Chi lo sa, non ci sono tamponi». Marcivana Rodrigues Paiva appartiene al popolo SeteréMawé. Risiede, però, da tempo, a Manaus, capitale dello Stato di Amazonas e principale metropoli amazzonica, su cui il coronavirus ora si abbatte come la tempesta perfetta. Il primo caso là è stato confermato il 13 marzo. Da allora il contagio galoppa: con 762 malati ogni milione di abitanti, il ritmo è quasi triplo rispetto al resto del Brasile, il primo in America Latina, con 45mila infettati e quasi 3mila morti. E la velocità di diffusione, secondo gli esperti, potrebbe crescere ancora: la pandemia, dunque, è solo all’inizio. A Manaus, inoltre, va il record di mortalità: 72 decessi ogni milione di abitanti. E queste sono solo le cifre ufficiali, riflesse nei numeri assoluti di poco più di 2mila infettati e 180 vittime. La realtà è ben più drammatica.

«Sono stato nella baraccopoli di Cidades de Deus. Delle 45 famiglie che ho visitato, tutte avevano un componente malato. Di cosa? Impossibile dirlo senza test. Avevano tosse, febbre, difficoltà a respirare», racconta il missionario Luis Modino. Metà dei 2,2 milioni di abitanti di Manaus è povera. Ogni anno, tra i 30 e i 40mila indigeni amazzonici fuggono nelle metropoli spinti dal furto delle terre. E si riversano nelle oltre cinquanta favelas che circondano la metropoli. «La violenza dello sradicamento è feroce. Lo Stato non li riconosce come indigeni. Per questo non entrano nelle statistiche ufficiali, ferme a dieci nativi deceduti», racconta Marcivana, referente della Coordinação dos povos indígenas (Copime), che si occupa di nativi in contesto urbano. «Tanti, tantissimi sono malati. La gran parte non va in ospedale perché tanto sanno che non li assisteranno».

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Argomenti: Mappamondo
Tag: Amazzonia Brasile Coronavirus
Fonte: Avvenire