Coronavirus. P. Vianelli: “Le famiglie si riscoprono chiesa domestica”
Coronavirus. P. Vianelli: “Le famiglie si riscoprono chiesa domestica”

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Per padre Marco Vianelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia della Cei, “questa forma di chiesa domestica è forse stato l’inizio di un percorso”. “La pandemia – spiega al Sir – è scoppiata in un tempo liturgico forte, la Quaresima e il tempo di Pasqua, centro della nostra vita di fede, che ha fatto avvertire intensamente la mancanza dei riti. Molti sacerdoti si sono ingegnati affinché la messa potesse raggiungere la gente a casa; elemento certamente importante ma che fa ancora una chiesa domestica essenzialmente ‘spettatrice’”. E così, per aiutare le famiglie a fare delle loro abitazioni “un cenacolo per accogliere Gesù”, l’Ufficio catechistico e l’Ufficio per la pastorale della famiglia della Cei hanno elaborato in vista del Triduo pasquale tre sussidi destinati a famiglie, bambini e adolescenti e intitolati “La ‘chiesa domestica’ celebra la Pasqua”.

Padre Vianelli, che cos’è la chiesa domestica?
Non è essere spettatori di un rito solo visibile. La Chiesa ci invita ad essere partecipi, protagonisti della messa. E’ interessante che in queste settimane si sia avvertita l’esigenza di rendere pregnanti alcuni gesti familiari. Ascoltando le consulte sul territorio, ci siamo resi conto che il primo registro attivato dal lockdown è stata la preghiera: forme di preghiera familiare e interfamiliare attraverso piattaforme come Zoom che consentono, ad esempio, la contemporanea partecipazione di diverse famiglie alla recita del rosario. E poi i gesti: cominciare a chiedersi scusa o fare il pane azzimo per poterlo spezzare la domenica di Pasqua ha fatto sì che una serie di atti che appartengano alla ferialità della famiglia – come fare il pane – siano divenuti “sacramentali”.

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Argomenti: Famiglia
Tag: Cei Coronavirus famiglia Marco Vianelli preghiera
Fonte: SIR