Coronavirus. Mons. Delpini: Pasqua “a porte chiuse”, ma nessuno sia lasciato solo
Coronavirus. Mons. Delpini: Pasqua “a porte chiuse”, ma nessuno sia lasciato solo

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Una Pasqua “a porte chiuse”: la gente rintanata in casa per rispettare le giuste norme precauzionali ed evitare nuovi contagi. Le messe “a porte chiuse”, in streaming, per la stessa ragione. Eppure Gesù risorto entrerà nei cuori, nelle case, portando pace e speranza. Un dialogo con mons. Mario Delpini, arcivescovo di Milano e presidente della Conferenza episcopale lombarda, aiuta a leggere questa difficile fase storica, segnata dal Covid-19. Proprio Milano e la Lombardia sono al centro della pandemia mentre la Chiesa ambrosiana, assieme a quella universale, si prepara a vivere il Triduo con modalità inedite.

Eccellenza, anzitutto un suo sguardo su questa vicenda che tutti stiamo vivendo con apprensione. Cosa lascia questa pandemia nel suo cuore di vescovo e pastore?
C’è, da un lato, un senso di smarrimento e di impotenza, per le tante persone che soffrono, perché donne e uomini spariscono nelle statistiche, nei numeri e nelle percentuali che vengono proposte ogni giorno. Emerge ugualmente un senso di tristezza profonda pensando, assieme ai nostri preti, all’impossibilità di raggiungere i malati, di non poter celebrare i funerali, di non riuscire a stare accanto alle famiglie. E poi sia ha l’impressione di essere travolti da una specie di alluvione di parole: una parte delle quali sono utili per conoscere e interpretare questa fase che stiamo vivendo, nella sua complessità.Ma io sento anche l’esigenza di un po’ più di silenzio, di riflessione, di un maggior senso delle proporzioni. Mi sembra che il mondo sia più grande del coronavirus, che ci sono tragedie planetarie altrettanto o più gravi.È naturale che ci si concentri su ciò che fa male a noi piuttosto che considerare quello che fa male agli altri: però questo non mi sembra tanto cristiano.

Di fronte alla virulenza dell’epidemia, a tante bare portate via senza un corteo funebre, qual è il suo pensiero? Cosa dobbiamo lasciarci alle spalle e cosa non dimenticare?
Credo che il pensiero che ci deve accompagnare sia la pratica della speranza, la speranza della vita eterna. Questo ci permette di vivere con verità e con realismo quello che succede. Al contempo sentiamo forte il dolore, la pena di non poter celebrare le esequie di chi ci lascia, i nostri cari, gli amici… Ma i cristiani conservano piena fiducia, nella certezza della comunione dei santi. La stessa morte si relativizza rispetto alla vittoria del Signore sulla morte.

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Argomenti: Chiesa in Italia
Tag: Arcidiocesi di Milano Coronavirus Mario Delpini
Fonte: SIR