Coronavirus. Da Parma all’Africa, in rete le buone pratiche per fermare il contagio
Coronavirus. Da Parma all’Africa, in rete le buone pratiche per fermare il contagio

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C’è una resilienza in Africa che resiste al Coronavirus e corre di comunità in comunità, di Paese in Paese, come il suono di un tam tam. Ad aggregarle così da aumentarne il volume e la portata è da una manciata di giorni un nuovo sito internet (https://www.covidfree-toolkit.org/) nato a Parma da un’idea di Federico Monica, architetto e ricercatore da anni impegnato in progetti di cooperazione in diversi Paesi africani con lo studio Taxibrousse, da lui fondato. Un’intuizione subito raccolta da Cleophas Dioma, rappresentante della diaspora Burkinabé in Italia e presidente dell’associazione Reseau (organizzatrice dell’Italia Africa Business Week) che ha subito diffuso questa iniziativa tra i rappresentanti della diaspora africana in Italia e, tramite loro, decine di comunità nel continente africano. I risultati, a pochi giorni dal lancio, sono sorprendenti. “È un’idea nata quasi per caso, mentre come tanti altri italiani vivo questo periodo di quarantena forzata”, racconta al Sir Federico Monica. “Seguendo quotidianamente le notizie che arrivano dall’Africa – racconta – ho notato una disparità di fondo tra i toni drammatici, per certi versi apocalittici, con cui sui media occidentali viene raccontata l’avanzata del Coronavirus, come fosse un destino ineluttabile, e tante notizie che ricevevo da amici o media africani di comunità che provano invece a reagire con soluzioni creative, spesso piccole e a basso costo, ma che possono davvero rappresentare un argine alla diffusione del virus.

Una resilienza che nasce dal basso, fatta di piccoli gesti: come un bidone fai da te per favorire il lavaggio delle mani o buone pratiche per evitare il contagio su un bus collettivo”. Ovviamente, precisano i fondatori di Covid-Free, questo non significa minimizzare la sfida che la diffusione del Coronavirus, presente ormai in tutti i Paesi africani con 6300 casi confermati e 237 morti (dato al 2 aprile), rappresenta dal punto di vista sanitario e sociale. Non fosse altro per le parole usate, pochi giorni fa, dal responsabile dell’Oms per la regione, Matshidiso Rebecca Moeti, che ha parlato di “situazione molto preoccupante” e di evoluzione “drammatica”.
“È chiaro – continua Federico Monica – che la soluzione migliore per contrastare la diffusione del virus è il distanziamento sociale e, ancor meglio, la quarantena forzata, ma dobbiamo essere realisti: queste soluzioni in molti contesti, non solo in Africa, non sono sostenibili. Pensiamo alle zone più povere, alle persone che vivono di economia informale, senza risparmi, senza forme di sostegno sociale. Da questa prospettiva, allora, proposte semplici come il lavarsi le mani non sono più una banalità ma possono fare la differenza”.

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Argomenti: Salute Solidarietà
Tag: Africa Coronavirus Parma
Fonte: SIR